Ufficialmente tutto è iniziato nel 2008, ma nessuno

ne parla. I lavori per la costruzione del sistema

MUOS, un’enorme ricetrasmittente, la

più grande stazione di telecomunicazione militare

del Mediterraneo, pericolosissima per la

salute degli abitanti delle zone circostanti, hanno

avuto finora l’ok da parte di tutte le istituzioni

(Stato, Regione e Provincia). La questione,

ma pochi lo sanno, consiste nella messa in

funzione di un sistema sofisticatissimo che

emetterà radiazioni elettromagnetiche per permettere

le comunicazioni segrete tra le forze

armate americane dislocate tra la nostra area

atlantica e il nord Africa in punti sottomarini,

a mare e a terra e che sorgerebbe a soli 2 km da

Niscemi, a stretto contatto con il centro abitato.

Le proteste da parte dei cittadini sono esplose un anno e mezzo fa, quando l’attuale presidente della Regione Raffaele Lombardo annunciò la sua propensione a far andare avanti il progetto. Con una comunicazione dell’ex assessore regionale Rossana

Interlandi, fece sapere che era disposto a incontrare i cittadini

per spiegare il suo sì agli americani. Neanche un mese fa in un intervento

in consiglio comunale Lombardo ha spiegato, confortato dai

suoi “esperti”, la posizione del governo regionale; con lui, il direttore

dell’Arpa Sergio Marino e diversi docenti dell’Università di Palermo.

«Vorremmo tranquillizzare i cittadini sulla presenza dell’antenna

statunitense» ha spiegato Lombardo, «perché da come espresso

dai tecnici in materia, fa meno male rispetto alle 47 antenne che insistono

già nel territorio. Potremmo, inoltre, chiedere che vengano

fatti degli interventi all’interno del territorio. Ad esempio l’istituzione

di Zone franche urbane, una struttura ecocompatibile all’interno

della riserva e controllata da guardie a cavallo, nonché un’informatizzazione

più accentuata e l’impianto di un sistema di monitoraggio

in grado di visualizzare il superamento della soglia consentita».

Da questo incontro i cittadini ne sono usciti più che allarmati; il primo

cittadino Giuseppe Di Martino, di area PD, ha risposto esponendo,

in forma permanente, uno striscione di protesta dal balcone del

Municipio che recita «No al MUOS, senza spiegazioni la nostra posizione

rimane invariata». Ma di che cosa si tratta?

Attualmente all’interno della Riserva naturale orientata “Sughereta”

di Niscemi sono installate una quarantina di antenne di trasmissione

Hf (alta frequenza) e una Lf (bassa frequenza). Quest’ultimo

impianto trasmette su una frequenza di 39,9-45,5 kHz, contribuendo

anche alle comunicazioni supersegrete dei centri C4I (Command,

Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti

e alleati NATO. Tale sito, a diretto e funzionale servizio della US Naval

Station di Sigonella, venne realizzato nel territorio comunale di

Niscemi in prossimità di un’area boschiva, ora protetta, fin dalla costituzione

della stessa stazione di Sigonella, avvenuta alla fine degli

anni Cinquanta.

L’“orecchio di Sigonella” (così viene chiamata la nuova ricetrasmittente,

ndr) viene progettato nel 2006 a seguito della chiusura

della stazione di Keflavin, in Islanda, e prevede la costruzione di un

radar americano “Mobile user objective system” (MUOS), che per la

potenza di emissioni elettromagnetiche farebbe saltare in aria qualsiasi

persona di buon senso. Esso, secondo le indagini recenti degliambientalisti e delle associazioni dei cittadini, metterebbe a rischio

la salute di migliaia di persone a causa del raggio potentissimo proveniente

da antenne paraboliche direzionali che collegheranno altre

tre stazioni dello stesso tipo, installate in zone desertiche dell’Australia,

Virginia (USA) e Hawaii. La quarta stazione che è, appunto,

quella siciliana, a differenza delle altre verrà installata in una zona

abitata. «Oggi il livello delle emissioni dovute alle antenne esistenti

» dice il sindaco Di Martino, «è pari in media a 5-6 volt/m, cioè

quasi al limite della soglia consentita. Mi chiedo perché nessuno,

prima di questa amministrazione, ha mai chiesto di fare delle verifiche

per le antenne già presenti. Noi chiederemo il risarcimento per

le antenne che da più di vent’anni insistono su questo territorio e comunque

lotteremo fin quando il progetto non sarà abbandonato».

Le risposte di La Russa

Non molto tempo fa l’attuale ministro della Difesa Ignazio La Russa,

rispondendo a un’interrogazione parlamentare del Partito democratico,

ha smentito tutte le ipotesi di rischio ambientale sollevate

da vari gruppi di attivisti niscemesi che si battono per tale causa.

«Avuto riguardo sull’eventuale pericolosità del progetto in discussione

», rispose il ministro, «in applicazione delle procedure bilaterali

vigenti in materia di progetti finanziati con fondi statunitensi in

Italia, nel 2006, gli USA avevano presentato il progetto per l’approvazione

della Difesa, corredato di una relazione illustrativa e di uno

specifico studio di impatto ambientale elettromagnetico, sul quale si

erano espressi favorevolmente tutti i competenti organi dell’amministrazione

della Difesa e dal quale, testualmente, si evince che il rischio

dell’esposizione del personale […] è minimo e improbabile».

In parole povere, al di là di tutte le indagini del caso, dire di no all’attuazione

del progetto significherebbe perdere un’ingente quantità

di fondi messi a disposizione dagli americani. Anche il sindaco,

poi, è finito sotto accusa: secondo molti, infatti, si ostinerebbe a non

prendere una posizione decisiva, forte, e definitiva, in nome della

cittadinanza. Posizione, anzi, non-posizione, che consegnerebbe

Niscemi nelle mani delle lobbies statunitensi che vogliono montare

questo dispositivo, in una riserva naturale nella quale gli stessi abitanti

non possono nemmeno tirare su un muretto di 30 centimetri.

Gli americani, invece, potrebbero usare la riserva liberamente deturpando

come e quanto vogliono il paesaggio circostante. Provando a ricostruire la vicenda, a sollevare ufficialmente la questione,

già nel 2008, erano stati due parlamentari, Severino Galante,

di Rifondazione Comunista, e Mauro Bulgarelli, dei Verdi che, rivolgendosi

al governo a quel tempo guidato da Romano Prodi, fecero

notare che sia il Presidente del Consiglio sia il ministro della Difesa

Arturo Parisi «omisero d’informare il Parlamento sull’accordo sottoscritto

con Washington per ospitare in Italia il nuovo sistema per le

guerre stellari, mentre l’Australia, altro paese straniero sede di una

delle quattro stazioni terrestri previste, aveva reso subito pubblico i

contenuti del programma militare». È noto, però, che il 19 febbraio

2009, in occasione della visita all’impianto di contrada Ulmo del direttore

del Muos della Marina Usa, Wayne Curls, vennero avviate le

prime opere di perimetrazione e movimentazione terra per predisporre le piattaforme per le antenne e le torri radio del sistema di comunicazione

satellitare. Nel contempo il Comando di Sigonella affidò

a un consorzio d’imprese costituito ad hoc (“Team Niscemi MUOS”)

i lavori di realizzazione del nuovo impianto militare. La preoccupazione,

visto il totale riserbo di tutti nella conduzione dell’operazione,

è stata da subito la questione ambientale, pare infatti che sia

dimostrato che le microonde emesse dai radar sarebbero altamente

dannose e metterebbero a rischio di gravi malformazioni e tumori

l’intera cittadinanza.

I rischi di cancro alla tiroide

Naturalmente la certezza si avrà solo con il corso degli anni, dieci

vent’anni, e la nuova generazione di niscemesi potrebbe non essere

più la stessa. Ma è solo un sussurro, detto a bassa voce, perché la

scienza non dà la certezza che i malati di tumore saranno figli di

queste radiazioni. La scienza, in questi casi, ci dice che ci ammaliamo

ma non spiega esattamente perché. Di certo, secondo gli studi

dominanti, sappiamo che in Italia, specie nelle zone a rischio, il cancro

della tiroide da “esposizione a radiazioni”, contratto sotto i 45

anni, è il secondo tumore più comune tra le donne e il quinto tra gli

uomini, lo seguono la leucemia e il carcinoma papillare. A nostra

conoscenza è uno studio effettuato dagli stessi americani intitolato

“Gli effetti associati all’esposizione umana nella Waianae Coast ai

campi di radiofrequenza” dell’installazione militare Lf (bassa frequenza)

di Wahiana, realizzata nel 1999 dagli oncologi statunitensi

Maskarinec, Cooper e Swygert per conto del Dipartimento alla Salute

dello Stato delle Hawaii. La base militare di Wahiana è di proprietà

della Marina USA e può essere considerata la gemella della stazione

di Niscemi. Ebbene, lo studio effettuato sulla popolazione infantile

della Waianae Coast ha evidenziato ben dodici casi di leucemia

nel periodo 1979-1990 e i rischi di esposizione sono stati definiti altissimi

per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai

trasmettitori.

Ad onor del vero, qualche anno fa Giuseppe Sorbello, assessore regionale

al Territorio e Ambiente nel governo Cuffaro, sollecitò il

Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN)

a fornire «chiarimenti e un supplemento di istruttoria in relazione al

progetto MUOS, per l’installazione di un sistema di comunicazione

da allocare nella riserva naturale di Niscemi, data la possibilità diproblematiche legate all’elettromagnetismo». Dal canto suo il Comune

di Niscemi, se in un primo momento aveva “maldestramente”

dato parere favorevole nella «valutazione di incidente ambientale»

di cui è competente, successivamente, su input del sindaco Di Martino,

ha revocato il precedente parere. Il nulla osta era arrivato anche

dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta, dall’ente gestore

della Riserva, dall’Ente Foreste demaniali e dal Dipartimento

regionale Territorio e Ambiente. «Nel caso di interesse nazionale,

però,» fa notare il primo cittadino di Niscemi, «la normativa prevede

che la nostra valutazione [quella comunale, ndr] potrebbe essere

superata» e dunque, nonostante lo studio commissionato all’Università

di Palermo nel 2009 che dimostra la pericolosità della stazione,

tutto potrebbe procedere ugualmente senza intoppi. Purtroppo,

infatti, la possibilità di costruire e di intervenire in materia di difesa

spetta al governo italiano per gli accordi bilaterali».

I consiglieri comunali del Partito democratico di Niscemi hanno

denunciato che l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione

siciliana era a conoscenza del progetto d’installazione del MUOS nella

base dell’US Navy di Niscemi sin dal 24 gennaio 2007. «Non è stata

adottata alcuna misura preventiva di monitoraggio nella zona interessata

da emissioni elettromagnetiche per le antenne già esistenti

nella base della marina militare statunitense». Il “Comitato per la

verità e la giustizia sociale-Uniti per Niscemi”, di cui uno dei promotori

è Giovanni Panebianco, ha chiesto di conoscere i «nomi e cognomi

di coloro che hanno rilasciato l’autorizzazione all’inizio dei

lavori del sistema MUOS, che avrà antenne paraboliche direzionali di

dimensioni imponenti e potenze di milioni di watt».

Tutti convergono sulla richiesta di bloccare i lavori e di verificare

se una valutazione dei rischi elettromagnetici emessi dalle nuove

stazioni a microonde sia mai stata fatta dall’US Navy per Sigonella,

scalo aeroportuale interessato quotidianamente dal movimento di

quantità rilevantissime di armi e carburante. La Riserva naturale “La

Sughereta”, dove le forze militari americane stanno predisponendo

la costruzione della ricetrasmittente, fu istituita nel luglio 1997 e

rappresenta, assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo

di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia

centro-meridionale. La riserva si estende per quasi 3.000 ettari e

ospita una fauna diversificata che annovera gatti selvatici, volpi,

ghiri e picchi rossi. Se è vero che il governo Prodi ha concluso la sua

legislatura senza dare risposte adeguate alle sollecitazioni degli ambientalisti

e dei deputati autori delle interrogazioni, molto più grave

risulta l’atteggiamento del governo Lombardo e della sua fedelissima

Rossana Interlandi, niscemese e per anni al Territorio e Ambiente,

che ha assecondato l’iter di realizzazione dell’opera ignorando

che «le esposizioni a lungo termine di campi elettromagnetici ad altissima

frequenza – dicono gli ambientalisti –, anche se non eccessive

ma prolungate nel tempo, possono procurare l’insorgenza di leucemie

e tumori degli organi riproduttivi», e che se tale radar non è

stato pensato per Sigonella è «perché avrebbe il potere di avviare la

detonazione degli ordigni presenti nella grande stazione aeronavale

», come accertato nel 2006 da uno studio delle società statunitensi

Agi – Analytical Graphics, Inc. e Maxim Systems. Se, dunque, la

questione resta tutta aperta e appare sempre più avvolta dal mistero,

certo è che la stazione di Niscemi resta, anche in assenza del “nuovo”

radar, un sito sconosciuto alla maggioranza dei siciliani e mai

studiato approfonditamente per qualità e quantità di scorie prodotte

e per genere di attività svolte. Ci chiediamo, infatti: ma cosa fanno

gli americani a casa nostra e a nostra insaputa?

 

Annunci