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elena giordano

La cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo (cit.Anna Politkovskaja)

Mese

gennaio 2013

intervista a Pippo Rinaldi: Tutte le parole portano a Kaballà www.ilovesicilia.it

Ha scritto testi per Mario Venuti, Nina Zilli, Anna Oxa, Antonella Ruggiero, Alessandra Amoroso, Noemi, Mietta, Eros Ramazzotti, Placido Domingo. Ma ha anche arrangiato le poesie di Papa Giovanni Paolo. Così Pippo Rinaldi canta la Sicilia.

Per Pippo Rinaldi, in arte Kaballà, Mario Venuti, Nina Zilli, Antonella Ruggiero, Alessandra Amoroso, Noemi, Anna Oxa, Eros Ramazzotti, Mietta, Marco Mengoni, Placido Domingo sono solo alcuni nomi, di una lunga lista, a cui ha prestato la parola. Cantautore e autore di “peso”, l’artista siciliano ha scritto molti degli ultimi successi musicali degli ultimi anni. La sua “folgorazione” è avvenuta davanti a una copertina di Tom Waits. Trent’anni fa a Catania.

Kaballà, racconta l’esordio, il “cazzeggio” con Francesco Virlinzi, patron della catanese Cyclope Records, le dissertazioni sui dischi con l’amico di sempre Nico Libra, di Musicland, e il primo ascolto di un’inedita Carmen Consoli “a casa mia, attraverso una vecchia cassetta”.

Ed è fin da quei tempi che Pippo canta la sua  Sicilia, il musicista-poeta- l’Isola se la tiene  addosso, come la coperta di Linus. L’ha cantata in dialetto quando ancora nessuno osava farlo e lo fa ancora, arrangiando i testi di grandi poeti e narratori. Consolo, Sciascia, Vittorini, Tomasi di Lampedusa sono stati e sono i suoi grandi ispiratori. Tra le sue canzoni più amate, una, inedita, la concede a I Love Sicilia. E’ la La notte di Palermo tratta da Lunaria, un libretto di Vincenzo Consolo.

Il suo percorso musicale è stato quello di una ricerca costante e continua delle radici della musica della sua terra, ma lei non è un cantante folk

“Non lo sono affatto, io vengo dalla World Music, ho sempre lavorato sulla contaminazione della musica etnica con il pop. I miei dischi lo dimostrano e sono stati concepiti all’epoca in cui eravamo solo in tre a fare questo genere. Io, Enzo Avitabile e Andrea Parodi, leader dei sardi Tazenda. Adesso ho prodotto l’album di Mario Incudine, che è arrivato al secondo posto al Premio Tenco”

Kaballà è anche un autore tra i più quotati del panorama discografico italiano, suoi i testi di tanti successi recenti. Della sua felice collaborazione con nomi importanti ricordiamo Venuti, Zilli, Ruggiero, Amoroso, Noemi, e tanti altri; ma cosa sta preparando adesso?

“Mi sto dedicando alla mia musica e per spiegarlo cito Fossati. Quando gli chiedevano “perché lei fa passare tanto tempo tra l’incisione di un disco e un altro” lui diceva: “perché di mezzo c’è la vita”. Ecco tra un Sanremo e un altro, tra un successo e un nuovo progetto io metto sempre la mia vita. Sono un’anima irrequieta, non voglio rinunciare ai miei piaceri, ai miei sogni, alle mie passioni. E la musica che faccio per me stesso è tutto questo. E’ una scelta più di nicchia ma rappresenta la mia vera natura”

Ci pare di capire che lei si attribuisca comunque la primogenitura dell’uso del dialetto in musica

“In qualche modo sì, quando nel lontano 1991, scrissi Petra Lavica con un discreto successo, nessuno immaginava di cantare in siciliano. Immagini i primi concerti a Milano. La scelta “etnica” è stata difficilissima da portare avanti, ne ho pagato anche le conseguenze. Oggi tutto è cambiato, va di moda, è un cavallo facile da cavalcare”

Alcune sue canzoni sono state premiate a Sanremo. Noi siamo stati tra quelli che l’hanno votata. Per ben due volte i suoi testi hanno avuto il grande riconoscimento della critica con il Premio Mia Martini. Normalmente ottenere l’apprezzamento della sala stampa del Festival porta fortuna, sono i dischi che vendono di più

“Abbiamo vinto con Crudele di Mario Venuti e L’uomo che amava le donne di Nina Zilli. La canzone della Zilli trae ispirazione dall’omonimo film di Francois Truffaut. Ma anche Echi di Infinito, interpretata da Antonella Ruggiero, si è imposta nella categoria donne. A parte gli artisti, che sono tutti e tre dei fuori classe, le esperienze sanremesi sono state una grande soddisfazione perché il Festival è sempre la più grande e apprezzata vetrina per la musica italiana. La critica di tutto il mondo ti guarda e ricevere il premio dedicato a Mia Martini è stato un grande onore. Il mio sodalizio con Mario Venuti comunque è ancora solido e inossidabile. Mario è un grande interprete e ci troviamo in totale sintonia nei gusti musicali. Anche il nuovo disco, l’Ultimo Romantico, è frutto di una nostra collaborazione”.

Lei è un cantautore da sempre assetato di nuove esperienze. Non solo dunque musica leggera e dischi pop ma anche cinema, teatro, musical. Le sue sono esperienze di grande spessore. Importante la collaborazione con Nino Rota per le musiche de Il Padrino III

“Ma certo! Un artista non deve fermarsi mai. Sicuramente la canzone pop è quella che mi ha dato le più importanti soddisfazioni economiche, ma io voglio e devo fare tutte le sperimentazioni possibili. E’ sempre del 1991 la mia collaborazione con Rota, ero ancora un autore “in fasce” quando sono stato scelto per scrivere un testo, una ballata, su una sua musica, il film era diretto da Francis Ford Coppola. La scena del film è quella del figlio di Al Pacino che canta per il padre una serenata in siciliano.

E poi, addirittura, ha anche arrangiato le poesie di Papa Giovanni Paolo…

Quella dell’album Amore Infinito la ricordo come un’esperienza unica, difficilissima ed esaltante. Qualche anno fa ho collaborato a un progetto nato da un’idea di un ex dirigente Poligram ingaggiato dal Vaticano. Ho fatto coppia con Placido Domingo per mettere in musica le poesie di Papa Giovanni Paolo II. Pensi la difficoltà di arrangiare testi dal grande significato teologico, l’opera poetica di colui che da lì a breve sarebbe addirittura diventato Santo. E’ un’emozione che porterò sempre nel mio cuore.

Nel 2006 Kaballà collabora con Eros Ramazzotti firmando alcuni brani dell’album Calma Apparente. Ricordiamo i singoli I belong to you che Eros canta in duetto con Anastasia o Non siamo soli interpretata con Richy Martin

I belong to you, del 2006, ha avuto un grande successo in molti paesi europei, arrivando prima nelle classifiche in Germania, Italia e Svizzera e nelle prime posizioni negli altri paesi. Come le dicevo, questi sono progetti importanti sponsorizzati da grandi case di produzione, sono successi che sono arrivati al grande pubblico, che hanno venduto milioni di copie. Il duetto tra Anastacia e Eros Ramazzotti fa ormai parte della storia della musica italiana.

Il suo stile però è inconfondibile, anche quando scrive per gli altri, non dimentica mai di mettere dentro contaminazioni di stili musicali o citazioni letterarie

Il mio è un mix di stili che viene dalla passione per la musica d’autore italiana, dal rock elettroacustico americano e, come le dicevo,  dalla world music. Un grande contributo alla mia evoluzione artistica è venuto anche dalla passione per i viaggi. Il Medio Oriente, l’Andalusia, l’Irlanda e la Cecoslovacchia hanno segnato molte delle mie tappe musicali. A Praga ho conosciuto Michael Stipe dei REM, Natalie Merchant e Billy Bragg con cui mi sono esibito in un breve ma intenso tour. Non voglio dimenticare anche l’incontro, significativo per la mia vita, con Gianni De Bernardinis e Massimo Bubola ( coautore delle canzoni di De Andrè, ndr). Ma anche l’amico Brando, Rossana Casale, Angelo Branduardi.

 

 

E ama Sciascia

“Ma come si fa a non amarlo? L’impegno e la passione civile di un uomo che era avanti rispetto al suo tempo. A parte la condivisione “politica” dei suoi scritti ho in cantiere uno spettacolo Viaggio immaginario nella Sicilia della memoria, che sarà caratterizzato dalle sonorità etniche dei miei esordi e dai testi di Leonardo Sciascia.

Nell’inedita che ci ha gentilmente concesso (e che qui pubblichiamo) canta uno scritto di Vincenzo Consolo. Il testo racconta di un viceré malinconico, afflitto da una vita oziosa che non lo rappresenta, costretto a vivere a Palermo, città solare e violenta di cui è l’unico a vedere la vera decadenza, obbligato a rappresentare un potere in cui non crede. Il protagonista immagina che sulla sua città una notte cade la Luna, e la Luna cade davvero. Perché è così tanto legato a questa canzone?

La canzone ha forma di Fado nella strofa, mentre nel ritornello richiama la canzone popolare siciliana nello stile dei cantastorie. Ho tentato di cogliere la metafora del libro, dove l’evento della caduta della Luna simboleggia il disfacimento del potere ripiegato a rappresentare solo se stesso. In questo periodo mi piace cantarla forse perché è anche metafora della fine di una cultura, della poesia, della fantasia, illusione necessaria contro la precarietà della storia e della vita, che ha il dono di rinascere ogni volta in luoghi imprevedibili, in forme nuove e pure. Amo molto questo brano che pur descrivendo una storia antica trovo sia attuale metafora dei nostri tempi.”

Che altre sorprese ci riserva per un futuro prossimo?

A parte il mio prossimo disco, che è in cantiere, ho partecipato qualche settimana fa alla notte bianca di Catania ritrovando tutti i miei amici. Ho incontrato Nica Midulla Le Pira per l’organizzazione dell’annuale Tributo a Francesco Virlinzi, mio grande amico e indimenticabile produttore scomparso. Purtroppo ormai la mia città è quella che è, manca il grande respiro di una volta, si sente un’atmosfera di decadenza, la movida odierna è una bruttissima copia di quella degli anni ’90, anche se abbiamo un enorme patrimonio e una grande concentrazione di talenti e di creativi.

Il tema ricorrente delle sue canzoni è quello del “ritorno a casa”, della ricerca delle radici. Pensa di tornarci davvero un giorno in Sicilia?

Non credo, anche se a Catania vive ancora la mia famiglia. Per necessità professionali la mia città è ormai Milano, sede del mondo che frequento io. Con la Sicilia preferisco avere quest’amore simbiotico, questo rapporto creativo che mi porta ad osservare ogni volta i luoghi come se fosse la prima. Vado in vacanza a Noto, uno dei territori più belli del mondo.

The Lo Re Report: Ingroia a Catania per “i Quaderni de L’ORA”

Ingroia a Catania per “i Quaderni de L’ORA”

Scritto da: il 12.07.11 —0 Commenti

Vi sarà anche il magistrato Antonio Ingroia, procuratore aggiunto a Palermo, domani, 13 luglio 2011, alle 18.30 presso l’auditorium del Monastero dei Benedettini di Catania, alla presentazione de i quaderni dell’Ora, la rivista mensile nata nel febbraio scorso che si richiama allo storico quotidiano palermitano per decenni in primissima fila nella lotta alla mafia. Ingroia, che è uno dei componenti del Comitato dei garanti della rivista, parlerà della testata insieme al presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Vittorio Corradino, al giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco (che sono entrambi nel Comitato di Direzione della rivista) e al docente universitario Orazio Licandro, già capogruppo del Pdci alla Commissione parlamentare Antimafia ed ora nella Segreteria Nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra. All’incontro, che sarà aperto dal preside della Facoltà di Lingue, Nunzio Famoso, e moderato da Elena Giordano, prenderanno parte anche i giornalisti Giuseppe Pipitone e Walter Rizzo. Sarà l’occasione buona per parlare anche a Catania di mafia e di come il fenomeno si sia trasformato negli anni, incontrando persone che della lotta al crimine organizzato hanno fatto la loro ragione di vita.  Antonio Ingroia

Inchiesta Lombardo, parla Fanara: “archiviazione? a occhio e croce sì. di Elena Giordano www.iquadernidelora.it

pubblicata da Elena Giordano il giorno Venerdì 17 giugno 2011 alle ore 15.01 ·

L’avocazione e’ una ”sciocchezza”, il ricorso per Cassazione ”impossibile”. Dimissioni o ricorso al Tar le armi in mano ai sostituti catanesi esautorati dal procuratore Patane’. Parla il pm vicentino Antonino Fanara.

di Elena Giordano

‘’Metti, una sera a cena’’ in un ristorante catanese e un incontro casuale con il sostituto procuratore Antonino Fanara, titolare, fino alla scorsa settimana, dell’inchiesta Iblis nei confronti, tra gli altri, dei fratelli Angelo e Raffaele Lombardo, la cui posizione e’ stata stralciata. Dopo il provvedimento del procuratore facente funzioni Michelangelo Patane’ che avrebbe avocato l’inchiesta, stralciando la posizione dei due fratelli, sono circolate varie indiscrezioni sulla strategia di una procura, che nonostante le assicurazioni che giungono da piu’ parti, appare all’esterno profondamente divisa sulle decisioni adottate.

Incrociando dopo cena il magistrato, tra una sigaretta e l’altra, gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche domanda, per chiarire all’opinione pubblica le prossime mosse dell’ufficio del pm in un’inchiesta delicata che coinvolge il governatore della Sicilia e, conseguentemente, si ripercuote sull’intera attivita’ politica siciliana.

Dottore Fanara, dopo l’avocazione dell’inchiesta Iblis, si prospetta un ricorso in Cassazione?

Guardi questa è una sciocchezza perché non si tratta di “avocazione”, come è stato scritto più volte, ma di “revoca delle deleghe”, ipotesi prevista dal nuovo Ordinamento giudiziario. Si dimentica che la legge prevede che il procuratore capo abbia discrezionalità nella assegnazione o nel ritiro delle deleghe ai Pm sulle varie inchieste e, dunque, non esiste possibilità di ricorrere in Cassazione. Semmai, trattandosi di un provvedimento amministrativo interno, sarebbe competente il Tar.

– – Nessuna avocazione, dunque, e nessun ricorso in Cassazione. Che cosa farete, allora, lei e i suoi colleghi, un ricorso al Tar?

Lo stiamo valutando, lo decideremo a giorni, le ipotesi non sono molte…

Si prospettano dimissioni?

Su questo non posso rispondere

Se vi offrissero di riprendervi l’inchiesta, continuereste a condurla?

Anche questo è da valutare, potrebbero chiedercelo, ma non credo che io, la dottoressa Boscarino, il dott. Gennaro e la dott.ssa Santonocito ci troveremmo tutti d’accordo nell’accettare l’offerta.

Secondo lei lo stralcio delle posizioni del Governatore Lombardo e del fratello Angelo anticipa una richiesta di archiviazione?

– A occhio e croce questa sembra la strada, vediamo cosa dirà il Gip

Si e’ parlato anche dell’invio di ispettori del Ministero…

Non ne so nulla, certo e’ una cosa che potrebbe accadere, ma anche se fosse così non sposterebbe nulla. Vede, in quel caso la vicenda si trasferirebbe su un piano meramente politico e noi magistrati non siamo interessati a questo aspetto.

Grazie dottor Fanara, e buon lavoro.

 

Tangenti coop e ”affari rossi”, su Agnello indaga anche la procura di Catania – www.iquadernidelora.it – di Elena Giordano

pubblicata da Elena Giordano il giorno Giovedì 4 agosto 2011 alle ore 15.03 ·

Gli interrogatori dell’imprenditore Pasini trasmessi dalla procura di Monza a quella di Catania. Si indaga sul ruolo dell’avvocato palermitano ”sviluppatore d’impresa” per la realizzazione del centro commerciale Katane’-Ipercoop di Gravina. La gdf sta ricostruendo il percorso di circa 2 mln e 400 mila euro messi a disposizione da Pasini per Agnello.

di Elena Giordano

Si allarga anche a Catania il caso Penati, il faccendiere vicino alle coop rosse indagato a Monza. La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta dopo la trasmissione di alcuni atti da parte della procura lombarda sul ruolo del faccendiere palermitano Francesco Agnello, ritenuto vicino al senatore del Pd Beppe Lumia e, per sua stessa ammissione, agli imprenditori Ivan Lo Bello e Antonello Montante. A Catania Agnello, avvocato palermitano indagato a Monza per concussione nell’ambito dell’inchiesta su Sesto S.Giovanni e le aree ex Falk, avrebbe avuto un ruolo nella realizzazione del centro commerciale Katanè – Ipercoop, di Gravina di Catania, un investimento di oltre cento milioni di euro.”Ho ricevuto un incarico di consulenza – ha dichiarato Agnello al sito di informazione Live Sicilia – ho espletato il lavoro e fatturato, ma per molto meno di quanto questo signore sostiene: un milione e 500 mila euro”. Il “signore” che lo accusa a Monza è l’imprenditore Giuseppe Pasini, che attribuisce ad Agnello il ruolo di “tramite”, come consulente, tra Omer Degli Esposti, vicepresidente del “Consorzio Cooperative Costruzioni” di Bologna, le coop rosse e il modo politico e imprenditoriale catanese. La guardia di finanza sta verificando tutte le fatture e le note di pagamento per ricostruire il percorso dei 2 milioni e 400 mila euro i soldi messi a disposizione dall’imprenditore Pasini per Agnello, denaro necessario per curare gli interessi della Falck negli investimenti in Sicicilia. I Pm stanno verificando se la somma versata sul conto di Agnello sia stato il prezzo pagato per una serie tangenti per farsi autorizzare la costruzione del centro commerciale e non solo. L’avvocato, infatti, si e’ definito uno ”sviluppatore d’impresa” nell’ambito della grande distribuzione, ed in questo settore avrebbe costituito una serie di societa’ in varie province della Sicilia finalizzate appunto a creare le condizioni per l’apertura di grandi centro commerciali.

Pippo Baudo, la P4 fa paura, alla prima domanda giù il telefono. di Elena Giordano, www.iquadernidelora.it

pubblicata da Elena Giordano il giorno Martedì 28 giugno 2011 alle ore 21.35 ·

Volevamo parlare di bon-ton in tv, ma per il Pippo nazionale la cricca e’ evidentemente un nervo scoperto. Forse il berlusconismo ha contagiato anche lui. Ecco la cronaca di un’intervista negata. di Elena Giordano

E dire che volevamo parlare di bon ton. Con Pippo Baudo, padre nobile della televisione di stato credevamo di fare un discorso serio, un ragionamento obiettivo, un’analisi dei tempi odierni, di una televisione sempre più in balia della volgarità, delle veline, degli inciuci, delle cricche e dei faccendieri. Nessuno di noi pensava di imbattersi invece in un uomo ormai in declino e dai nervi scoperti. Cronaca di un’intervista negata: è questo il titolo da dare alla conversazione odierna con Baudo.

Dopo giorni d’attesa e diversi approcci con la fedelissima Dina, segretaria storica del conduttore televisivo, ci troviamo al telefono imbarazzati dalla notizia che invece, Baudo, con l’ultima delle cricche, la cosiddetta P4, aveva contatti. Così, almeno, dicono i verbali della procura di Napoli. Il presentatore siciliano non lo ha negato. Intervistato dal Corriere della Sera, precisa che lui con P2, P4 e associazioni segrete varie non c’entra proprio nulla. “ Ho solo conosciuto Bisignani quand’era all’Ansa – ha dichiarato l’ex marito di Katia Ricciarelli. – lo avevo ospitato a Domenica In quando scrisse il romanzo sul Kgb. Mi fece avere un incontro con la Lei, allora vice di Masi, ma non sapevo fosse così influente”.

Anche lui, dunque, come quasi tutti i professionisti a vario titolo impegnati nella tv di Stato, si è trovato ad avere a che fare con il faccendiere di palazzo Chigi “la mamma è siciliana – ha dichiarato – parlavamo di ricette e di specialità culinarie”. E dire che quando abbiamo programmato l’intervista non si sapeva ancora: l’oggetto era la Rai di Bernabei, decisi a descriverlo come il figlio naturale di una televisione nata e cresciuta sotto l’ombrello democristiano, negli anni ’60 e ’70, sotto una giuda di un gran professionista della gestione di un mezzo cosi’ potente che ha cambiato la vita degli italiani. Volevamo chiedergli: quali sono le differenze piu’ evidenti con la televisione di oggi, e come, se lo ha fatto, il conflitto di interessi ha influito sulla qualita’ del prodotto e sulla professionalita’ degli artisti? Domande per gente per bene, discussioni tra professionisti. Abbiamo invece trovato un ufficio in delirio, una segretaria incontenibilmente arrogante, un uomo spaventato, deciso a sottrarsi. Al solo accenno ad un fatto di cronaca, toccato solo con correttezza e cortesia, giusto perché facciamo i giornalisti e sulla notizia ci dobbiamo stare, ha pensato bene di sbattere giù il telefono. E non una volta ma ben quattro.

Cosa è successo a Pippo Baudo? Cosa è successo, se ci è permessa una riflessione, a tutti quelli che come lui, si sono imbattuti in un’epoca, quella berlusconiana, in cui le buone maniere, l’educazione, lo stile, il rigore non rappresentano più valori condivisi e da condividere ma soltanto mezzi da femminucce? Da un’analisi semplicistica diremmo che si tratta ormai di un’epidemia. Il contagio, caro dott. Baudo, ha toccato anche lei. Da osservatori più attenti invece diremmo anche che forse l’unica malattia reale è quella del potere. Un’ubriacatura possente che investe tutti ormai in Italia, a tutti i livelli, e impedisce qualsiasi confronto democratico, il dibattito, l’informazione anche critica, purchè garbata. E dire che non l’avevamo conosciuto così, al festival di Sanremo nel 2007, uno dei 13 da lui condotti, abbiamo conosciuto di persona un professionista generoso, e non soltanto con i giornalisti. Che ne è stato di quel signore che, nel febbraio del 1968, a Sanremo, con modi decisi ma con grande garbo, fatico’ a fare uscire Louis Armstrong dal palco, perche’ il grande trombettista era convinto di suonare per un intero concerto e non un solo brano? La paura e il ricatto, il compromesso anziché il merito hanno forse toccato anche lei?

 

Pd, Matteo Renzi a Catania: a casa chi ha tre mandati

pubblicata da ElenaGiordano il giorno Sabato 9 aprile 2011 alle ore 19.10 I Quaderni De l’Ora

 

A Catania per presentare il suo libro ”Fuori”. Assenti tutti i vertici del Partito Democratico: ”Non ne sapevamo niente”. E lui, sprezzante: ”Della Finocchiaro, per eleganza, non parlo”.

di Elena Giordano

“La cosa sconvolgente in Sicilia non è che il Pd appoggi un governatore su cui pesa un’indagine per mafia. E’ sconvolgente che si faccia un accordo con chi si è combattuto in campagna elettorale”. Ad accogliere il compagno Matteo Renzi, sindaco di Firenze, il ”rottamatore” del Pd, oggi a Catania non c’era nessuno del suo partito.

Tutti assenti, parlamentari del territorio, segretario provinciale, dirigenti del partito, iscritti. Forse perche’ immaginavano che sarebbe andato giu’ duro sul ”matrimonio d’interesse” contratto dal Pd siciliano con il governatore indagato per mafia. ”La stranezza della politica, in questo caso della nostra linea di partito – ha aggiunto Renzi – è che tu appoggi quello che hai cercato di sconfiggere. E’ un esempio di mancanza di coerenza. Il Pd tornerà a vincere solo quando sarà in grado di dire una cosa e poi essere coerente con quello che dice”.

Dell’evento nella città etnea, dove oggi Renzi ha presentato il suo libro “Fuori”, molti del Pd dicono di non aver saputo niente. “Contrariamente a quanto ha fatto la senatrice Finocchiaro – dichiara Renzi – che in visita nella mia città ha parlato male di me, io per eleganza non parlo di lei”.

Il sindaco “dei giovani” vuole concentrarsi sui massimi sistemi, fa scorrere diapositive con discorsi di Bob Kennedy e frasi di Steve Job’s ma non si sottrae dal valutare la questione siciliana “Abbiamo una specializzazione nel perdere le elezioni – continua – se smettessimo di rincorrere quelli che dall’altra parte litigano e la pensano diversamente, se smettessimo di parlare di loro, di appoggiare chi è troppo diverso da noi e cominciassimo a fare proposte concrete e credibili, potremmo farcela. Anche da soli. In Sicilia vale la stessa cosa”.

La Sicilia fa scuola nelle divisioni? “Quando si parla di divisioni all’interno del centrosinistra ogni regione ha le sue storie – dice Renzi, che nell’isola prova a rottamare chi ha sul groppone tre legislature – credo che qui da voi al di là del fatto che si sia scelto di appoggiare un governo regionale in cui sul suo Presidente grava un’indagine per mafia, a cui dobbiamo dare il tempo che venga approfondita, penso che si dovrebbe cominciare a pensare che vale quell’articolo del nostro statuto in cui viene scritto che il limite massimo per un parlamentare è quello dei tre mandati. Basta con le deroghe, basta sempre con le stesse persone”.

L’incontro di Catania era organizzato da Salvo Nicosia, segretario regionale dei giovani. “Che non ci sia nessun dirigente di partito non è una cosa che mi turba il sonno – dice Renzi – c’è il segretario dei giovani e questo basta e avanza, è il Pd del futuro. Non sono uno che si lega alle vicende interne per cui ho bisogno di accordi, di presenze o di altro, mi basta che ci siano una cinquantina di giovani che insieme a me provano ad immaginare un’Italia diversa”.

Ma Renzi è nella città simbolo delle “primavere” della sinistra, la città di Enzo Bianco “L’idea della rottamazione nasce proprio da questo – dice Renzi – viene dall’idea di cambiare la classe di dirigente e non per un fatto generazionale ma perchè il mondo cambia e alcuni non se ne accorgono”

 

L’ORA, PRESENTAZIONE AI BENEDETTINI

I QUADERNI DE L’ORA, PRESENTAZIONE AI BENEDETTINI

pubblicata da Elena Giordano il giorno Lunedì 27 giugno 2011 alle ore 11.58 ·

Liberta’ d’informazione in Sicilia e’ il tema dell’incontro mercoledi 13 luglio prossimo, alle 18.30, al monastero dei Benedettini di Catania. Partecipano anche Vittorio Corradino e Giuseppe Lo Bianco, e il giornalista Giuseppe Pipitone. Modera Elena Giordano

La liberta’ d’informazione in Sicilia ed il ruolo del giornalismo d’inchiesta sono i temi dell’incontro promosso dalla redazione de ”I Quaderni de L’ORA” mercoledi 13 luglio a Catania, presso l’auditorium del monastero dei Benedettini. Interverranno il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Vittorio Corradino, il giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco, entrambi del comitato di direzione; il magistrato Antonio Ingroia del comitato dei garanti della testata, l’on.le Orazio Licandro, ex capogruppo del Pdci in commissione antimafia e il giornalista Giuseppe Pipitone. Modera la giornalista Elena Giordano. il Preside della Facoltà di Lingue Nunzio Famoso porterà i saluti dell’Università di Catania.

 

Liberta’ d’informazione in Sicilia e’ il tema dell’incontro mercoledi 13 luglio prossimo, alle 18.30, al monastero dei Benedettini di Catania. Partecipano anche Vittorio Corradino e Giuseppe Lo Bianco, e il giornalista Giuseppe Pipitone. Modera Elena Giordano

La liberta’ d’informazione in Sicilia ed il ruolo del giornalismo d’inchiesta sono i temi dell’incontro promosso dalla redazione de ”I Quaderni de L’ORA” mercoledi 13 luglio a Catania, presso l’auditorium del monastero dei Benedettini. Interverranno il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Vittorio Corradino, il giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco, entrambi del comitato di direzione; il magistrato Antonio Ingroia del comitato dei garanti della testata, l’on.le Orazio Licandro, ex capogruppo del Pdci in commissione antimafia e il giornalista Giuseppe Pipitone. Modera la giornalista Elena Giordano. il Preside della Facoltà di Lingue Nunzio Famoso porterà i saluti dell’Università di Catania.

 

I QUADERNI DELL’ORA: PRESENTAZIONE A CATANIA DELLA NUOVA TESTATA GIORNALISTICA

“C’era a Palermo, come probabilmente in ogni altra grande città, una generazione di intellettuali instancabili e amici di ogni ora…g.s.”

La liberta’ d’informazione in Sicilia ed il ruolo del giornalismo d’inchiesta sono i temi dell’incontro promosso dalla redazione de ”I Quaderni de L’ORA” mercoledi 13 luglio a Catania, presso l’auditorium del monastero dei Benedettini. Interverranno il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Vittorio Corradino, il giornalista e scrittore Giuseppe Lo Bianco, entrambi del comitato di direzione; il magistrato Antonio Ingroia del comitato dei garanti della testata, l’on.le Orazio Licandro, ex capogruppo del Pdci in commissione antimafia e il giornalista Giuseppe Pipitone. Modera la giornalista Elena Giordano.

 

 

Catania, dopo i 15 morti a Farmacia Latteri verso il rinvio a giudizio. di Elena Giordano (I quaderni de l’Ora) www.iquadernidelora.it

Erano studenti, tecnici e ricercatori. Sono morti in 15, tutti giovanissimi, malati gravemente di tumore dopo aver frequentato il ”laboratorio dell’orrore” nella facolta di Farmacia di Catania, dove, è stato accertato, venivano eseguiti test di sostanze velenose in valori superiori di decine e anche di centinaia di volte ai limiti fissati per i siti industriali. Adesso, a conclusione delle indagini, la procura guidata da Michelangelo Patane’ ha depositato gli atti dell’inchiesta e a giorni verrà chiesto il rinvio a giudizio per l’ ex rettore dell’ateneoFerdinando Latteri (oggi parlamentare nazionale dell’MPA,ndr) e altri 12 tra dirigenti amministrativi, didattici e componenti della commissione di sicurezza.

I reati ipotizzati sono di disastro ambientale e gestione di discarica abusiva di materiale altamente tossico per aver avallato, pur “essendo consapevoli”, il funzionamento del laboratorio di Farmacia non solo nel mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute, ma anche ignorato l’allarme dovuto all’esistenza di una lunga lista di vittime e di ammalati che cresceva sempre di piu’. Oltre all’onorevole Latteri sono accusati l’ex direttore amministrativo dell’Università Antonino Domina, il direttore del dipartimento di Scienze Farmaceutiche Franco Vittorio e cinque componenti della commissione permanente sulla sicurezza. Per loro la Procura ipotizza anche la turbativa d’asta e il falso ideologico. L’inchiesta è partita novembre del 2008 quando furono posti i sigilli all’edificio 2 della Cittadella universitaria dell’Ateneo catanese per l’ipotesi di disastro ambientale e gestione di discarica non autorizzata. Oggi i sigilli sono stati rimossi e lo stabile è nuovamente accessibile, le ultime perizie hanno infatti accertato che attualmente non esistono rischi per la salute, ma in uno stralcio dell’indagine i pm Carla Santocono e Lucio Setola, titolari dell’inchiesta, ipotizzano l’omicidio colposo plurimo e continuano le verifiche per trovare il nesso causale tra l’inquinamento del luogo di lavoro e il numero di casi di decessi per la prolungata esposizione a sostanze tossiche. L’ultima è stata una ragazza di 24 anni, originaria della provincia di Ragusa. I morti, infatti, sono tutti studenti, tecnici e ricercatori tra i venti e i venticinque anni, ignari di quello che rischiavano respirando i fumi e maneggiando quelle sostanze.

I parenti delle vittime oggi si sono tutti costituiti parte civile anche se il numero degli ammalati attuali e futuri non si può stabilire visto che per anni hanno avuto libero accesso in quel laboratorio centinaia di persone. Il caso è esploso grazie al giovane Emanuele Patanè, il 29enne ricercatore che prima di morire per un tumore al polmone ha affidato al suo diario il drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro ad alto rischio e nell’indifferenza di tutti, vertici dell’Università e responsabili della Facoltà, che “ben sapevano” come dicono gli stessi magistrati negli atti dell’indagine, che i veleni utilizzati in quelle stanze venivano smaltiti dai normali scarichi di lavabi e gabinetti. Oggi resta da verificare che il terreno circostante e le falde acquifere di quella zona, situata in una dei quartieri residenziali di Catania, non siano stati contaminati per evitare che producano effetti drammatici futuri.

 

intervista a Paolo Leone: Io scatto da solo di elena giordano – www.ilovesicilia.it

Vota Renzi e dice che bisogna “volare basso”. I suoi collaboratori lo chiamano “l’architetto” ma, ammette, non ha mai preso una matita in mano. Paolo Leone è l’unico fotografo siciliano contemporaneo ad essere entrato, e rimasto, nell’olimpo di Vogue.

Scoperto dalla potente Franca Sozzani, storica direttrice della più importante testata di moda del mondo, ci dice sornione “che c’è di strano se mi chiamano architetto? È per via della laurea. Non lo facevano forse anche con l’avvocato Agnelli?”.

Se è vero che muove i primi passi nella Milano “da bere” di fine anni ’80, quando la città lombarda era economicamente e politicamente salda, capitale della moda mondiale e tutto un fiorire di agenzie, sfilate, eventi, casting, shooting e atelier, il suo esordio tra i nomi che contano è da collocare a Parigi, dove si trasferisce appena laureato. Lavora prevalentemente e stabilmente per le riviste di moda: Vogue, Mademoiselle, L’Officiel, Glamour, Stern, Amica, Marie Claire ma, oltre agli editoriali, firma importanti campagne pubblicitarie: Dolce & Gabbana, Tod’s, New York Industrie, Madeamano, Take Two, Bilancioni.

Leone, 51 anni, viene da una famiglia di architetti e, nonostante viva tra Milano, Stromboli e New York ha ancora il suo laboratorio/archivio ad Acicastello (paesino sulla costa jonica catanese, ndr), attaccato alla casa del padre.

Di questi giorni la notizia di un suo nuovo impegno per un importante firma della moda mondiale.

Quando ha iniziato la moda italiana era all’apice. I creativi italiani erano tra i più richiesti e pagati  nel mondo. E’ un bilancio che possiamo confermare anche oggi?

“Non scherzi, quegli anni non si ripeteranno più. L’Italia non ha mai premiato i suoi talenti, ma oggi ancora di più, è un disastro, un fuggi fuggi generale. Non sappiamo sfruttare le enormi potenzialità del Made in Italy, gli artisti, gli stilisti italiani, la qualità non conta più. Pensano che la cultura e l’arte siano un diversivo, non un’industria. Anche i luoghi scelti per i set sono cambiati, se una volta si partiva per Miami o per il Sud Africa per necessità di “ambientazione” oggi si sceglie una campagna della Brianza o si viene in Sicilia, ma per ripiego. Si punta a spendere poco, a privilegiare l’amico o il conoscente. Così i migliori fuggono, e non tornano. Non crede sia il colmo che io sia stato scoperto da Vogue Italia ( grazie al fiuto della Sozzani, ndr) ma solo perché operavo nella grande vetrina di Parigi?”

 

Lei ha vissuto in Francia e a New York, ma alla fine torna sempre in Sicilia.

“Ho lasciato New York subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle, quell’evento mi ha spaventato, ma non per questo si pensi che sono tornato deciso di starmene a Catania. La mia città oggi è un buco nero, siamo veramente all’anno zero, l’unica cosa che puoi fare e starci per dormire e andare in Vespa. Neanche il mare è più come prima, appena posso scappo a Stromboli”

 

A proposito di Stromboli, lei ci vive per mesi e ha dedicato all’isola un progetto importante, una trilogia.  

“Amo quel posto, le sue contraddizioni e il suo vulcano, ma devi viverlo d’inverno se non vuoi incappare con il solito caos, chip e trascurato, del turismo estivo.

La trilogia comprende una collezione di ritratti degli “isolani doc”, ancora mai pubblicato; un tributo alla Polaroid prima che chiudesse, ho sperimentato gli scatti dell’isola con il famoso rullino 55 con negativo che la stessa azienda ( oggi Impossible Project, ndr) ha sponsorizzato; e infine, Pietre parlanti, un documentario girato in 4 riprese e in diverse stagioni, rigorosamente in bianco e nero, raccoglie alcune interviste a persone che vivono sull’isola da molto tempo, pur non essendo nati a Stromboli; nelle loro parole, la passione per un luogo unico al mondo, ma anche le contraddizioni e la fatica di una scelta così particolare, selezionato al Festival di Salina di Giovanna Taviani. Il video è stato prodotto insieme alla Collateral di Sebastiano Jodice e Guido Cella.

 

A parte i suoi amici di una vita lei è quasi invisibile, in pochi in Sicilia conoscono il suo lavoro o la vedono in giro, noi sappiamo che Diego della Valle l’ha scelta per questo…

“Ho scelto di starmene quanto più possibile nell’ombra. Non è un vezzo, ma una mia necessità. Della Valle mi ha scelto per questo? Non soltanto direi, forse ha capito che faccio parte di quella fetta d’Italia che parla poco e lavora tanto. Mi ha affidato questa sua ricerca per il libro “Italian Touch”, voleva raccontare le persone più vere, il gusto e lo stile italiano. Ricordo che quando mi ha scritto la dedica mi ha detto “non posso scriverlo ma, tu sei uno di quelli che si fa poche seghe e pensa a lavorare”. Mi piace ricordare quest’esperienza così, perché mi rappresenta.

 

Italian Touch, è un libro che ha riscosso un successo mondiale. Seguito dalle più grandi testate del mondo, 180 recensioni internazionali, due pagine sul New York Times. Cosa avete voluto raccontare?

 

Guardi ero a Stromboli quando mi ha chiamato Donata Sartorio per un colloquio, mi hanno scelto tra cinque altri colleghi e sono partito attraversando per sei mesi l’Italia da nord a sud con assistente e art director. Ho fotografato più di 120 famiglie di tradizione italiana e esponenti di un capitalismo sano e per bene. Italiani che non hanno bisogno di “apparire” in quanto già “sono”, uomini e donne appassionati delle loro tradizioni e dei loro valori ben consolidati, che vivono quel lusso “educato che fa la differenza, senza ostentazioni”, come dice la Sartorio. Diego Della Valle ha voluto celebrare questo modello di Paese che ancora esiste, anche se non fa rumore. La critica internazionale ha premiato il libro fotografico perché all’estero amano immaginarci così, come quell’Italia da invidiare e che l’era Berlusconi ha appannato.

 

Lei ha immaginato (e ritratto) la famosa artista Irene Andessner nei panni di una donna sola, non più giovane e depressa, ha voluto raccontare un disagio sociale diffuso. Perché?

 

Irene dice di aver voluto rappresentare “la banalità della solitudine”. Nelle grandi metropoli è un fenomeno che coinvolge molti, è un periodo storico in cui bisogna lavorare sull’identità. Lei, infatti, è nota nel mondo dell’arte per queste sue performance in cui si trasforma, impersona qualcuno e poi si fa ritrarre. C’è un lunghissimo studio dietro ogni personaggio, per interpretare Marlene Dietrich si è sposata per sette mesi con un signore che portava lo stesso cognome. Per diventare la donna che ho ritratto, l’ho mandata per un anno dallo psicanalista. La location scelta per le foto è stata una casa realmente abitata da una pazza. Ha trasformato tutto di lei, la voce, l’andatura, lo sguardo. E’ stata una ricerca durata 3 anni. Il risultato sono state tre mostre importanti tra cui una a Vienna e una al Museo d’arte contemporanea di Litz, per l’apertura della settimana dedicata alla cultura europea.

 

La sua collezione di ritratti di celebrities è enorme, quale è stato il personaggio che ha amato di più fotografare?

E’ finita l’era delle grandi top models. Ormai da qualche anno l’Uomo Vogue non pubblica più foto di modelli professionisti ma di uomini “normali”, anche se noti. I miei preferiti sono stati due grandi vecchi. Il primo è Francesco Rosi, che a novant’anni ha ancora un’energia e un carisma mai visti. L’ho incontrato e ritratto al Festival di Venezia, ha preso un meritatissimo Leone d’Oro alla carriera. Il secondo è Ettore Sottsass, geniale, affascinante, è la storia del design italiano.

 

Cosa pensa quando guarda dietro l’obiettivo? Qual è la cosa che un fotografo non deve perdere di cogliere?

 

I pensieri, le emozioni, gli attimi più intensi. Mi guardo attorno e trovo sempre fonti d’ispirazione. E’ il mio lavoro, ma anche una mia innata inclinazione. Sono curioso e alla ricerca non solo della bellezza ma anche del brutto, perché ha un suo significato. Non avrei mai potuto starmene dietro un tavolo da disegno. Comunque, mi piace soprattutto immortalare persone e cose che più mi piacciono e mi assomigliano.

 

 

“Architetto” sappiamo che lei superstizioso e crede anche nell’astrologia. Lo sa che da qualche mese il suo segno subisce l’opposizione di Saturno?

 

Guardi che mi preoccupo davvero. L’ultima volta, dieci anni fa, è stato un periodo nero. No Saturno contro no, non doveva dirmelo. Lei, in questi giorni,  ha turbato la mia pace. Ritiro l’intervista.

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