pubblicata da Elena Giordano il giorno Martedì 28 giugno 2011 alle ore 21.35 ·

Volevamo parlare di bon-ton in tv, ma per il Pippo nazionale la cricca e’ evidentemente un nervo scoperto. Forse il berlusconismo ha contagiato anche lui. Ecco la cronaca di un’intervista negata. di Elena Giordano

E dire che volevamo parlare di bon ton. Con Pippo Baudo, padre nobile della televisione di stato credevamo di fare un discorso serio, un ragionamento obiettivo, un’analisi dei tempi odierni, di una televisione sempre più in balia della volgarità, delle veline, degli inciuci, delle cricche e dei faccendieri. Nessuno di noi pensava di imbattersi invece in un uomo ormai in declino e dai nervi scoperti. Cronaca di un’intervista negata: è questo il titolo da dare alla conversazione odierna con Baudo.

Dopo giorni d’attesa e diversi approcci con la fedelissima Dina, segretaria storica del conduttore televisivo, ci troviamo al telefono imbarazzati dalla notizia che invece, Baudo, con l’ultima delle cricche, la cosiddetta P4, aveva contatti. Così, almeno, dicono i verbali della procura di Napoli. Il presentatore siciliano non lo ha negato. Intervistato dal Corriere della Sera, precisa che lui con P2, P4 e associazioni segrete varie non c’entra proprio nulla. “ Ho solo conosciuto Bisignani quand’era all’Ansa – ha dichiarato l’ex marito di Katia Ricciarelli. – lo avevo ospitato a Domenica In quando scrisse il romanzo sul Kgb. Mi fece avere un incontro con la Lei, allora vice di Masi, ma non sapevo fosse così influente”.

Anche lui, dunque, come quasi tutti i professionisti a vario titolo impegnati nella tv di Stato, si è trovato ad avere a che fare con il faccendiere di palazzo Chigi “la mamma è siciliana – ha dichiarato – parlavamo di ricette e di specialità culinarie”. E dire che quando abbiamo programmato l’intervista non si sapeva ancora: l’oggetto era la Rai di Bernabei, decisi a descriverlo come il figlio naturale di una televisione nata e cresciuta sotto l’ombrello democristiano, negli anni ’60 e ’70, sotto una giuda di un gran professionista della gestione di un mezzo cosi’ potente che ha cambiato la vita degli italiani. Volevamo chiedergli: quali sono le differenze piu’ evidenti con la televisione di oggi, e come, se lo ha fatto, il conflitto di interessi ha influito sulla qualita’ del prodotto e sulla professionalita’ degli artisti? Domande per gente per bene, discussioni tra professionisti. Abbiamo invece trovato un ufficio in delirio, una segretaria incontenibilmente arrogante, un uomo spaventato, deciso a sottrarsi. Al solo accenno ad un fatto di cronaca, toccato solo con correttezza e cortesia, giusto perché facciamo i giornalisti e sulla notizia ci dobbiamo stare, ha pensato bene di sbattere giù il telefono. E non una volta ma ben quattro.

Cosa è successo a Pippo Baudo? Cosa è successo, se ci è permessa una riflessione, a tutti quelli che come lui, si sono imbattuti in un’epoca, quella berlusconiana, in cui le buone maniere, l’educazione, lo stile, il rigore non rappresentano più valori condivisi e da condividere ma soltanto mezzi da femminucce? Da un’analisi semplicistica diremmo che si tratta ormai di un’epidemia. Il contagio, caro dott. Baudo, ha toccato anche lei. Da osservatori più attenti invece diremmo anche che forse l’unica malattia reale è quella del potere. Un’ubriacatura possente che investe tutti ormai in Italia, a tutti i livelli, e impedisce qualsiasi confronto democratico, il dibattito, l’informazione anche critica, purchè garbata. E dire che non l’avevamo conosciuto così, al festival di Sanremo nel 2007, uno dei 13 da lui condotti, abbiamo conosciuto di persona un professionista generoso, e non soltanto con i giornalisti. Che ne è stato di quel signore che, nel febbraio del 1968, a Sanremo, con modi decisi ma con grande garbo, fatico’ a fare uscire Louis Armstrong dal palco, perche’ il grande trombettista era convinto di suonare per un intero concerto e non un solo brano? La paura e il ricatto, il compromesso anziché il merito hanno forse toccato anche lei?

 

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