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La cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo (cit.Anna Politkovskaja)

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febbraio 2013

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www.ilovesicilia.it – intervista a Francesco Foti. di Elena Giordano

foti

Ha i capelli disordinati e lunghi fino alle spalle ma non lo fa per un’improvvisa voglia di sciatteria.  La metamorfosi di Francesco Foti, da tutti considerato un bello dello spettacolo, è solo “temporanea”, e viene dalla necessità di calarsi nei panni di Gounkel, a teatro. “E’ per un’esigenza di scena – precisa – ho un ruolo in Un’impresa difficile, al teatro Machiavelli di Catania, in corso in questi giorni.” Nell’opera di Hanoch Levin, drammaturgo israeliano prematuramente scomparso, l’attore interpreta  la parte di un folle, Gounkel appunto , che irrompe in piena notte a casa di una coppia in crisi stravolgendone certezze e consuetudini consolidate. “Quando ho fatto il provino mi sono scelto anche il look. Era necessario creare il personaggio, trasandato e inquieto. Questa nuova esperienza è’ capitata per caso, la regista Emanuela Pistone mi ha preso di sorpresa affidandomi la parTE, non ho ancora capito se sono un personaggio reale o un demone che turba il sonno di questi sposi. Sicuramente un personaggio inquietante”.

L’attore catanese, che vedremo proprio in questi giorni in Tutta la musica del cuore una nuova fiction di Rai Uno, sembra il simbolo della Sicilia di cui siamo orgogliosi. Quella terra piena di bravi ragazzi, luogo del talento e del sudore, senza raccomandazioni né scorciatoie. Checco, così lo chiamano madre e fratelli, se fosse rimasto uno sconosciuto sarebbe la stessa persona. Ed è tanto schivo che lo incontriamo a casa, tanto per farlo sentire a suo agio  “Sono il lupo più socievole del mondo – spiega-  il mio lavoro imporrebbe più socialità ma non ne sono capace”. Circondato da una famiglia unita e “per bene” Checco nella realtà è lontano anni luce dall’ormai consolidata immagine del duro che si è ritagliato in televisione. Tutti lo ricordiamo perfetto nella parte di Stefano Bontate, ne Il Capo dei Capi, di Giovanni Sgrò, il cattivo di Intelligence- Servizi segreti, o ancora in Squadra antimafia, lì si che era uno tutto di un pezzo “Devo dire che recitare nel ruolo del boss mafioso Bontate, il “Principe di Villagrazia”, mi è venuto bene, anche i palermitani mi hanno fatto i complimenti. Non era facile ricostruire le sue caratteristiche, di lui c’è pochissimo materiale d’archivio, resta uno degli ultimi boss vecchio stile, prima dell’avvento dei corleonesi, di cui abbiamo memoria. Quello che sapevo per certo è ciò che resta delle testimonianze dei pentiti, ma non sai mai se tutto quello che raccontano nelle loro descrizioni corrisponde al vero. Certo è che era spietato, che aveva famiglia , tante amanti ed era un gran fumatore”. Ironia della sorte capita proprio a lui, nella vita davvero un uomo tranquillo, che non ha “amanti” sparse per l’Italia ma, solo fidanzate “fisse”, e odia il fumo (oltre che la mafia). “Ma perché pensa che io sia un santo? Guardi, non so perché ma sul set, in televisione come al cinema, non ho mai avuto occasione di recitare scene d’amore, faccio spesso il duro, quello che la sa lunga, ma credo che sia solo un caso. Non ho mai fatto il romantico e non ricordo di aver dato mai un bacio appassionato. Una volta soltanto, anni fa, girai una scena di sesso in macchina. Ma c’era il fidanzato della collega attaccato al finestrino. Tanto per non mettermi in imbarazzo. Per il resto che c’è di strano? E’ vero non ho vizi, non fumo, non bevo e me ne sto parecchio per i fatti miei. Ho Martin, il mio cane, da tanti anni mio inseparabile amico.” La televisione, quella delle fiction di qualità, lo ha reso molto popolare, anche se il cabaret e la radio restano i suoi vecchi amori e il cinema, ha in portafoglio una parte in Baaria di Giuseppe Tornatore, lo rende orgoglioso “Ho avuto la fortuna di lavorare con registi che stimo molto e che sono pilastri del cinema italiano. Sono stato felice di avere una parte in Alla luce del sole, di Roberto Faenza, e in Fuori dal mondo, di Giuseppe Piccioni. Non sono di quelli che se la tirano dicendo che un vero attore è quello che privilegia il teatro. Sicuramente, lo ammetto, è un percorso fondamentale per chi fa il mio mestiere, il teatro ti restituisce il contatto diretto con il pubblico, non da spazio alla stanchezza, ti impone sempre un livello massimo di adrenalina. Per me, però, il bello di questo mestiere è fare tutto, se posso anche contemporaneamente. Ogni esperienza fa parte di me, di quello che sono e di ciò che sono stato”. In pochi, per la verità, ricorderanno la sua conduzione di un programma a Video Music “è accaduto tanto tempo fa, nel periodo in cui studiavo all’accademia Paolo Grassi di Milano. E’ stata un’occasione divertente per entrare in contatto con il mondo della musica. Ricordo bei momenti, con tanti artisti di quei tempi, come il cantante dei Negrita, siamo rimasti ottimi amici. In realtà, perché non dirlo, sono stato uno dei primi Vj della storia della musica italiana”. L’esperienza musicale, la radio, gli anni dell’Accademia, la scuola di teatro a Catania con Edo Gari, attore semi sconosciuto ma già noto magistrato “E’ stato uno dei miei primi maestri. In pochi sanno che il presidente aggiunto dei Gip di Catania, Edo Gari (in ultimo noto per il processo Iblis e scomparso improvvisamente pochi mesi fa, ndr) era un bravissimo attore per passione e conduceva un’ottima scuola di teatro. E’ stata una delle prime in Sicilia ad essere considerata di alto profilo e ha visto muovere i primi passi a tanti colleghi di talento. Certo quelli erano gli anni in cui, nel mio campo, il merito veniva prima di tutto. Oggi il mio mondo sacrifica i migliori a molti ingiustamente raccomandati. A volte il desiderio di andare via viene. La voglia di provare a prendere un po’ d’aria fuori, giusto come fatto terapeutico, per avere la possibilità di esprimersi a pieno”. Intanto però, quasi a smentire queste affermazioni, Foti, che nella sua prima vita ha anche 23 esami in Economia e Commercio, non si perde d’animo e il lavoro arriva, sempre e importante nonostante la crisi “a breve, come le dicevo, andrà in onda Tutta la musica del cuore, questo nuovo lavoro in cui interpreto, ancora una volta, un “capoccia” una specie di boss di un paese e di un conservatorio di musica non bene identificato. Anche lì non ho scene romantiche, Rocco Santo Pirro è vedovo.” Sempre in Rai e sempre a Febbraio in calendario anche una nuova serie di Un Medico in famiglia, la fiction, giunta felicemente alla sua ottava edizione, ha introdotto un nuovo personaggio nella sceneggiatura “sarò il nuovo direttore sanitario. E’ una serie televisiva di prima serata che piace agli italiani, sono storie, tutte queste, che rispecchiano la nostra società, i nostri costumi e per questo amate dal grande pubblico generalista”. I “compagni di viaggio” di Francesco sono di tutto rispetto, lunga la lista dei film che lo hanno fatto conoscere e apprezzare. Tanti i produttori importanti, come Fatma Ruffini, tantissimi i colleghi che si è trovato a fianco “tra tutti ricordo Diego Abatantuono in All Stars ( Italia Uno) e Raul Bova, in Intellingence-servizi segreti ( Canale 5). Bova è un gentleman, non si sottraeva mai, è cortese e collaborativo. L’esperienza più esaltante però è stata sul set de Il Capo dei Capi. Abbiamo girato per mesi ed eravamo una cosa sola, una squadra affiatata, preparata, che si divertiva sempre, nonostante i ritmi durissimi.” Checco Foti non ha trascurato neanche l’impegno civile “ per quello che possiamo noi attori – conclude – diamo un contributo anche con un’esperienza di teatro civile, etico direi, con il gruppo di Le voci nel deserto. In questo tour teatrale, che dura già da tre anni, ci spendiamo personalmente e gratuitamente per lanciare appelli e testimonianze della società civile, quella sana” Checco e i suoi compagni sono certi che il messaggio arriva a tutti, portano in scena testi riadattati di grandi autori ancora oggi attualissimi. Sollecitano l’attenzione su temi di interesse collettivo, parlano dell’acqua come bene pubblico, della scuola, del sostegno alla cultura. Sì la cultura, quella che troppo spesso viene dimenticata.

 

 

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