di Elena Giordano – marzo 2013

Quando le incontriamo, in Italia è appena passato un ciclone. Anzi, uno “tsunami”, che ha determinato una metamorfosi, travolgendo definitivamente anche la Terza Repubblica. E loro ne sono consapevoli. Così come hanno chiaro di essere nel bel mezzo di una nuova Tangentopoli “perché proprio a vent’anni esatti dal primo, assistiamo a un nuovo fenomeno di corruzione e saccheggio delle risorse pubbliche”. Insomma, di cose per le quali stare allegri ce ne sono poche. Ma è in questi momenti che occorre essere ancora più determinati. E questa è una caratteristica che a loro di certo non manca. Eccole Marisa Scavo e Iole Boscarino, due delle donne “forti” della Procura di Catania, rispettivamente coordinatore del pool antipedofilia e sostituto alla Dda. Agli antipodi per temperamento, abitudini, visione della vita le due “magistrate” catanesi stanno lì, tra quei pochi (ma buoni) pilastri rimasti a sorreggere il cornicione delle Istituzioni e, benché spesso pezzi di muro gli cadano in testa, restano immobili, occupandosi “insieme a ottimi colleghi” di delicatissime indagini che riguardano da una parte (Marisa Scavo) pedofilia, stalking, violenze sessuali, femminicidi e reati contro la famiglia, dall’altra (Iole Boscarino) mafia e quindi omicidi, estorsioni, concussione, e tutto quello che riguarda “i reati attinenti alla limitazione della libertà personale in tutte le sue forme, dalla violenza privata fino all’uso distorto del potere pubblico”.

Guai a parlare di casi specifici però. Poi, quasi a bocca chiusa, ammettono che “nessuna critica è da fare ai magistrati che scelgono la politica. È un loro diritto costituzionalmente garantito, purché si faccia una scelta chiara e precisa”. Finché si è magistrati, insomma, non è opportuno esprimersi, ed “è evidente che  – spiega la Boscarino – non deve trapelare in alcun modo ciò che personalmente pensiamo anche nelle azioni quotidiane”. Tra i loro colleghi candidati alle ultime politiche, solo uno, Piero Grasso, siede oggi in Parlamento; l’altro, Antonio Ingroia, non ha ottenuto il risultato sperato.

Pronte a festeggiare l’anniversario dei 50 anni dal primo concorso per le donne italiane in magistratura (era il 1965 quando, dopo un concorso con 5.600 candidati, vennero nominate le prime otto donne magistrato), Marisa Scavo e Iole Boscarino hanno una certezza: “Le donne hanno una marcia in più”. E non si riferiscono alla “congenita” competizione tra uomini e donne, ma al fatto che l’ambiente circostante “anche fuori dal tribunale” per una donna non è sempre favorevole e che “per fare qualunque mestiere devi avere tanta forza e tanta determinazione”.

Una di indole battagliero, che conduce indagini, anche internazionali, su abusi orrendi commessi sui minori e gravi e frequenti atti di violenza domestica. L’altra, mamma di due bambini, “timida” ma anche “determinata e coraggiosa”, che ha in mano, insieme ai noti colleghi Giuseppe Gennaro, Antonino Fanara e Agata Santonocito, uno dei grandi e più delicati processi catanesi degli ultimi anni: Iblis, l’inchiesta che vede imputati l’ex Governatore Raffaele Lombardo e suo fratello Angelo di concorso esterno per associazione mafiosa. E con loro altri politici, imprenditori, colletti bianchi, ma anche decine di boss dal pedigree di tutto rispetto.
Marisa Scavo, bella donna dai tratti mediterranei, è cordiale, dal sorriso contagioso e accetta di parlare di sé a condizione “che possa andare prima dal parrucchiere”. Uno dei suoi due figli, il più grande “è appassionato di sport, andrà a studiare diritto sportivo a Milano, anche se avrebbe fatto volentieri il calciatore”. E la magistratura? “Non se lo sogna neanche di entrare, e io sono d’accordo con lui”. Iole Boscarino, giovane donna e mamma di due piccoli di 6 e 8 anni, è affezionata al suo profilo basso “perché di estetiste e belletti non me ne frega niente”. In più è tifosa sfegatata del Catania e “se il lavoro e i bambini lo permettono” lascia tutti la domenica per scappare allo stadio.
La Scavo spiega che le sue sono inchieste particolari: “È chiaro che quelli che perseguiamo sono reati che hanno anche una fortissima componente psicologica e non solo per chi li commette, che naturalmente soffre di gravi disturbi psicopatici; ma anche per le vittime, che dobbiamo provvedere a sorreggere e monitorare costantemente proprio per la serietà delle violenze subite. Un bambino che ha subito questo tipo di violenze da piccolo sarà un adulto con problemi molto seri”. Sono sue, tra le altre, la recente maxi operazione Rescue che ha visto indagati 459 pedofili in tutto il mondo tra cui 71 italiani; l’indagine su una madre che violentava il figlioletto con oggetti sacri e vestita da suora; quella dell’insospettabile marito e padre sieropositivo che adescava (e dunque contagiava) ragazzini su internet per poche decine di euro; l’ultima, di pochi giorni fa, di quell’affermato ematologo che effettuava in ospedale visite particolarmente approfondite sulle pazienti più giovani. Il magistrato, che ama ricordare la battaglia di Rosa Oliva, aspirante Prefetto nel 1960, contro una legge del ’19 che impediva l’accesso delle donne nei pubblici uffici, insiste sui diritti garantiti dalla Costituzione “nonostante siano passati cinquant’anni dalla redazione dell’art.51, dobbiamo ammettere che ancora il nostro è un Paese prettamente maschilista. È un consolidato atteggiamento culturale e il pregiudizio verso le donne e il loro accesso a posizioni apicali nella professione è ancora molto forte”.
Ha iniziato presto la Scavo, nel 1980, a soli 33 anni era già Pretore a Gela “già prima che arrivassi mi dicevano che non avrei potuto esercitare perché mi sarei messa subito in maternità. Pensi che proprio per smontare queste dicerie aspettai ben sei anni prima di decidere di fare il primo figlio”. Legge i classici della letteratura europea, ama Tracy Chevalier, cucina “tutti i giorni per la mia famiglia” e sostiene che “il mondo non si può cambiare, ma ognuno di noi può dare un contributo per migliorarlo”. Ama la sua città “che però vive nel totale disprezzo delle regole” e adora viaggiare “con i miei ragazzi e mio marito” al quale è legata da quando aveva 15 anni. Ma cosa prova una madre, che è anche magistrato, quando interroga qualcuno accusato di aver violato un bambino? “Rispetto alle persone offese cerco sempre di far scattare un rapporto di empatia, di conquistare la fiducia di qualcuno che è profondamente diffidente e impaurito. Gli imputati invece ci provano sempre, solo per il fatto di trovarsi davanti una donna credono che si possano far scattare certe corde emozionali. Puntano alla nostra sensibilità e quindi mettono in campo una serie di meccanismi per intenerirci. È storia vecchia a cui sono abituata”. La signora Scavo è una donna elegante “sono sempre stata attenta ai particolari, anche oggi che ho un’età matura, credo che una donna debba esprimere fino in fondo la sua femminilità”
Iole Boscarino a 35 anni era già alla Dda. “Non sono una persona che perde la calma facilmente e non credo di aver mai accusato qualcuno ingiustamente. I processi lo confermano. La sicurezza? “Non mi sono mai posta il problema di quella mia personale – spiega – ho la scorta ma quando posso ne faccio a meno. Tutti noi, qui dentro, diamo per scontato che il nostro è un lavoro rischioso, ma la spinta verso la verità è sempre più forte”. Parla di “spinta”, di “coraggio” e di “cuore” il sostituto procuratore, ed è questa spinta “che in Marisa ho sempre ammirato”, che le permette di indagare sulle grandi famiglie catanesi di mafia che fanno capo ai Santapaola-Ercolano. “È chiaro che abbiamo a che fare tutti i giorni con imputati di ‘spessore’ – dice – ma il nostro è un pool competente e coeso, siamo una vera squadra e grazie alla collaborazione di tutti, al costante dibattito e confronto interno, sono sempre tranquilla di essere sulla strada giusta. Certo, è inutile negarlo, quando siamo alle prese con un’indagine di qualunque tipo, coinvolgiamo anche il cuore; è inevitabile che ognuno di noi metta dentro anche una parte di sé”. Oltre al processo Iblis, su cui è concentrata ma di cui non vuol parlare, ricorda Cherubino “in cui ho ottenuto il sequestro di tutto, un enorme patrimonio immobiliare e societario. Questo processo ha sconfitto il monopolio nel settore delle pompe funebri della famiglia D’Emanuele, cugini di primo grado di Nitto Santapaola”, ma anche l’arresto del boss Lucio Tusa, con l’operazione Gabel “appartenente alla famiglia dei Madonia, unico e importante elemento di raccordo tra i catanesi e Cosa Nostra palermitana anche grazie al fratello Francesco che vive a Bagheria”.

Se dovesse scegliere un altro luogo per vivere “Catania a parte, perché la amo”, si trasferirebbe in Australia “perché quel popolo vive in serenità e nel massimo rispetto delle regole”. Legge, e tanto: Alicia Gomenez Barthlet, Camilleri e Carofiglio “ma anche Ken Follet”; ama il teatro “ abbiamo da sempre un palco al Teatro Massimo Bellini e non mi perdo neanche una rappresentazione classica a Siracusa” ma pensa ai bambini “perché Catania in questo ha una buona offerta, specie per i ragazzi”. Adora da sempre l’inchiesta “anche se da ragazzina avrei voluto fare la giornalista” e con il marito, esperto di informatica, condivide la passione per la cucina “a volte la sera, anche se tardi, decidiamo di trovare una ricetta sul web e la sperimentiamo. È terapeutico, sono bravissima a cucinare la caponata di mia nonna, ma questo è il periodo delle ricette di pesce”. Mentre sorregge un grosso faldone in mano riflette a voce alta: “Cerco sempre di guardare negli occhi le persone, di capire quello che c’è dietro a ogni reato. Anche il più pericoloso dei criminali ha il diritto di essere ascoltato con attenzione. Anche se sono qui solo per applicare la legge”. E della mafia che cosa pensa? “Le indagini patrimoniali costituiscono il vero valore aggiunto nelle operazioni anticrimine condotte contro le organizzazioni mafiose. Oggi questo è uno strumento prezioso che ci ha permesso di fare enormi passi in avanti. Se la sconfiggeremo? Guardi, la mafia è ormai nel Dna dei siciliani…”.

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