giacomo pignataro – rettore università di Catania

di Elena Giordano

Dice che il suo colore è il rosso, poi ci pensa e si fa una gran risata. “Ora che ho detto questo tutti penseranno a un colore politico” Giacomo Pignataro, eletto da poco più di un mese Rettore dell’Università di Catania, è una sorpresa. Non solo perché è lì, ad attenderci pacioso e divertito ma, soprattutto, perché per ogni cosa che svela della sua vita lo fa con una buona dose di autoironia. “Sbagliate se alludete alle mie amicizie di sinistra – chiarisce – ho parlato del rosso perché è un colore che mi piace e mi rappresenta. Così, senza una vera ragione, nella vita” E chi lo avrebbe mai detto. Sì, perché la prima impressione è quella di un uomo senza particolari “fuochi” interiori, e anche perché la sua storia e la sua carriera, raccontata da chi non lo conosce davvero, sembrano quella di un accademico tutto di un pezzo, più da biblioteca che da passioni. “In effetti, se credete di trovare in me qualche scoop resterete delusi – aggiunge – ha ragione chi lo pensa, io sono un uomo noioso”. Ma in realtà il professore Pignataro mente. E lo fa consapevolmente perché, un minuto dopo, non solo si presta, come se lo avesse sempre fatto, all’esame quasi radiografico dell’obiettivo del fotografo, ma ci svela particolari inaspettati. “Il mio film preferito di quest’anno? Django, di Tarantino”. Scusate se è poco. “E’ un film “forte” lo ammetto, come tutti quelli di Tarantino, da me vi sareste aspettati un Tornatore o un Haneke, ma Django mi ha divertito, non per nulla tra i due Oscar che ha preso, uno è stato per la migliore sceneggiatura originale”. Così mentre gongola a far “passerella” nei corridoi bianchi e barocchi del chiostro del Rettorato confida sornione “Se mi vedesse mia moglie, penserebbe che ho la classica crisi dei cinquant’anni. Ne approfitto ora che con la stampa è un momento favorevole, più in là potrebbe capitare che la luna di miele finisca”. In effetti anche il commesso storico dell’Università lo pensa, mentre muto e impietrito resta lì sull’uscio, con uno sguardo perso. “ Da giovane sono stato iscritto alla Fgci ma che vuol dire? Come tutti i ragazzi ho avuto le mie passioni politiche e ho fatto le mie battaglie ideologiche, oggi non mi sentireste in alcun modo sbilanciarmi su qualcuno o su qualcosa che possa far riferimento alla politica, al Governo o all’amministrazione di questa città”. Il Rettore si definisce “battagliero” e su questo particolare, forse, ha fatto leva per la sua elezione “Se per battagliero intendete uno che va fino in fondo alle questioni allora sì, mi identifico. Del resto so che non è stata una tornata elettorale scontata, il professore Giuseppe Vecchio, mio maggiore antagonista, era abbastanza forte anche se poi ( al ballottaggio, ndr) ha deciso di ritirarsi dalla competizione. Io comunque non ho avuto ansie, ho atteso tranquillo i risultati, non ho neanche seguito lo spoglio. Poi, credo che quello che abbia contato per la mia vittoria è stato il consenso di tutti coloro che hanno creduto che il momento era cruciale, oggi è tutto un disastro o si cambia o si muore. Le Università siciliane hanno registrato un numero di iscrizioni così basso che il dato è davvero allarmante. Bisogna rimboccarsi le maniche ed essere consapevoli che bisogna cambiare mentalità, modo di vedere il mondo. I miei colleghi e l’elettorato hanno capito che le mie proposte funzionavano, che scaturivano da un’attenzione verso il sentire comune della mia comunità“ Snocciola la sua ricetta il Rettore, parla di programmazione, merito e responsabilità sociale “Il mondo è cambiato, o pensiamo di cominciare a progettare, di presentare proposte scientifiche valide che ci permettano di attingere ai fondi europei, o non andremo da nessuna parte. Per far questo dobbiamo essere capaci, al pari di altri atenei italiani che lo hanno saputo fare e, soprattutto, ammettere che bisogna puntare sul merito delle persone. Il clientelismo e il familismo sono un fenomeno che esiste dappertutto ma in Italia ha assunto dimensioni davvero patologiche” Ma cosa fa il professore Pignataro quando non lavora? “Guardi, da quando mi sono insediato non ho più il tempo neanche per fare una passeggiata. O lavoro o dormo. La mia giornata inizia alle 5.30 del mattino, perché è l’unico momento che ho per leggere la posta, poi è tutta una corsa fino a sera tardi, quando crollo di stanchezza. Ma sapevo a cosa andavo incontro”. La sua immagine, man mano che la conversazione si scioglie, prende sempre di più i contorni di quella di una persona d’azione “Il mio mentore è il professore Emilio Giardina – esclama- mio maestro di scienza e di vita. Con lui ho avuto il privilegio di crescere e lavorare assieme a un gruppo di grandi studiosi. Ma non mi ha insegnato soltanto l’amore e la passione per l’economia e lo studio, mi ha donato anche il senso dell’humor, il suo è strepitoso”. Il rettore è professore ordinario di Economia e Scienza delle Finanze e ricopre l’incarico dal 2002. Si è occupato “del tema della valutazione economica e quello della regolamentazione dei monopoli, dai beni culturali all’efficienze degli acquisti e dei lavori pubblici”. Nel 2005 è stato eletto rappresentante dei docenti del Consiglio d’Amministrazione dell’Ateneo e poi riconfermato nel 2008, poi nel febbraio 2009 fino al dicembre 2010 è stato Presidente della Scuola Superiore di Catania. “Lo sport? Non me ne parli, sono un pigrone, fosse per me non muoverei neppure un dito. Mio figlio, che ha 15 anni, ogni tanto mi trascina a far qualcosa, ad andare al mare, ma è un sacrificio.” Pignataro viene da Caltagirone, il fratello, Francesco, è stato a lungo il sindaco della città delle ceramiche “Lì ho i miei amici storici ma non vado quasi mai, da trent’anni la mia vita si svolge totalmente a Catania. Mia moglie? L’ho conosciuta all’università, da studente, e non ci siamo più lasciati. Non si preoccupi, non fa il professore, è commercialista”. Dicono che non sia un uomo per tutte le stagioni il Rettore, infatti, non punta a piacere ad ogni costo. “Bisogna essere persone serie – dice – cambiare stile, e quando dico questo intendo che ciò che conta è recuperare credibilità”. Ai giovani e ai suoi studenti raccomanda curiosità, impegno e passione “Stay foolish, di Steve Jobs, era un bel consiglio, ma io aggiungerei che la curiosità e la genialità non bastano da sole. Mi riferisco alle Start up che i nostri giovani mettono in piedi, affinchè un’idea, anche un’ottima idea, si sviluppi e sfondi, bisogna imparare a saper bene amministrare, a conoscere i metodi dell’organizzazione aziendale. Non si cresce soltanto con le idee”. Svela di essere un gran viaggiatore ma è rimasto affascinato da San Francisco “Perché? Neanche a dirlo, si ricordi che è la città della Silicon Valley, un’area geografica che si distingue per vivacità intellettuale. Catania, in un certo momento, aveva provato a replicare il modello, i talenti ci sono, vorrei riprendere il discorso rimasto in sospeso con l’Etna Valley. Ho sentito Crocetta e gli ho detto che bisogna collaborare, fare massa critica per promuovere lo sviluppo”. In chiusura chiediamo al Rettore se è stato un buon studente, lui si rimette la giacca, si alza in piedi e sorride “vi mostrerò il libretto, quello scritto a penna che oggi non esiste più, sarò fiero di esibire voti di tutto rispetto ottenuti da veri geni dell’economia italiana”.

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