di Elena Giordano

“Si è trattato di un problema tecnico all’impianto – spiega il procuratore – e adesso stiamo cercando di verificare di chi e quali sono le responsabilità. I reati che stiamo ipotizzando sono di inquinamento delle acque e dei terreni circostanti, emissioni nocive e disastro colposo”

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GELA – “Il fatto è grave e i reati che stiamo ipotizzando sono di inquinamento delle acque e dei terreni circostanti, emissioni nocive e disastro colposo”. Risponde così il Procuratore della Repubblica, Lucia Lotti, alla domanda sullo sversamento di oggi di una quantità di idrocarburi nel fiume Gela. Il fatto è accaduto intorno alle sette del mattino e la Procura di Gela, subito allertata, ha provveduto immediatamente al sequestro dell’impianto Topping che lavora all’inizio del processo produttivo della raffineria.

“Si è trattato di un problema tecnico all’impianto – spiega il procuratore – adesso stiamo cercando di verificare di chi e quali sono le responsabilità perché una cosa è certa, lo sversamento ha provocato un inquinamento del fiume e dei terreni e, anche se in modo modesto, anche del mare”.

Come siete intervenuti?

“Abbiamo fatto intervenire immediatamente i mezzi per arginare la fuoriuscita del greggio e per fortuna il contenimento ha funzionato, la macchia ha interessato solo circa cinquecento metri di mare antistante alla foce del fiume e stanno per essere tutti riassorbiti”.

Era da un po’ di tempo che non accadeva, ma ogni volta torna la consapevolezza di quanto sia a rischio questo lembo di costa.

“Innanzitutto è doveroso sottolineare che la Procura lavora da anni alacremente per mettere in atto misure preventive per questo tipo di eventi. Poi, naturalmente, c’è sempre la possibilità che questo accada a causa di situazioni assolutamente impreviste. Oggi stiamo valutando i profili oggettivi e soggettivi di quanto accaduto”.

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