rovella

di Elena Giordano

Catanese di nascita ma cittadino del mondo, le suo opere evocano luoghi non sempre veri, spesso virtuali, immaginati, non bene identificati: “Per me essere nato in Sicilia è solo un fatto casuale e geografico. La bellezza è qui come altrove”

Nel suo lavoro la Sicilia è assente. Nessun colore, nessun tratto, neanche una minima citazione. Per la verità, parliamo d’istinto, quello che l’artista catanese Enzo Rovella rimanda a un primo approccio, è solo una perfetta rappresentazione del suo tempo. Contemporaneo e, soprattutto, specchio della sua generazione: gli anni Ottanta/ Novanta, con quel più e meno che ieri c’era e oggi, nei giovanissimi emergenti, non c’è più. E non solo. Tutto il percorso artistico dell’ormai affermato pittore sembra avere una precisa colonna sonora. Sead alcune sue immagini come Landscape, ad esempio, Metropolis o Volo verso il Rosso attribuiremmo una musica, niente sarebbe più appropriato della cavalcata di “Fino alla fine del mondo” (dal film di Wim Wenders) del lontano 1999. Perché se è vero che le arti, in questo caso pittura e musica, descrivono sensazioni, ricordi, sogni e certezze di un periodo, l’opera di Rovella evoca allo stesso modo quelle note, in cui si racconta, anche lì, un viaggio intorno al mondo. Un mondo non sempre vero, spesso virtuale, immaginato, non bene identificato e, comunque, che non cita mai un perfetto un luogo fisico. Nelle sue opere non c’è alcun richiamo alla sua terra d’appartenenza, come mai? “Non lo so, forse perché non me ne frega niente di avere una collocazione. Io sono metropolitano, punto. Trovo riduttiva questa cosa di trasmettere l’idea di un luogo, in questo caso la mia sicilianità, il mio lavoro non è territoriale e anche Demetrio Paparoni (critico d’arte contemporanea e direttore di Tema Celeste,ndr), quando mi ha scoperto, ha fatto la stessa osservazione”. Bel caratterino. Crede di essere di un altro pianeta? “E perché no, forse sto nella Luna. Guardi un qualsiasi mio quadro, è astratto ma evoca un paesaggio, in realtà è solo una mia immaginazione, ognuno può vederci quel che vuole. I colleghi palermitani ad esempio, hanno un rapporto molto più forte con la nostra terra d’origine, sono quasi tutti figurativi, ne citano molto i colori, le sensazioni. Per me invece, essere nato in Sicilia è solo un fatto casuale e geografico. La bellezza è qui come altrove”. È appena rientrato da una mostra in Cina dove ha riscosso un buon successo. È stato anche premiato come migliore artista contemporaneo europeo. Presto sarà ospite anche in Iran, si monterà la testa? “Certamente è stata una grande soddisfazione, è un bel momento per la mia vita professionale. Sono stati lunghi gli anni in cui facevo giri a vuoto pur di far conoscere il mio pensiero. Non è mai facile per un giovane artista e, in questo caso è vero, per uno che viene dal Sud. In Cina hanno comprato le mie opere, sono un popolo colto e raffinato, essere riconosciuto da quel mercato mi riempie d’orgoglio. Prima dell’Iran c’è Genova, una famosissima azienda di tessuti ha scelto quattro artisti italiani, tracui il sottoscritto, per disegnare la nuova collezione”. Ma lei come ha cominciato? Ci racconti il suo percorso artistico? “Tutta la mia famiglia ama l’arte. Da piccolo, i miei professori si accorgevano che ero totalmente distratto, non seguivo nessuna lezione che non riguardasseil disegno. Stavo continuamente a disegnare, ovunque, tappezzavo le pareti con centinaia di ‘pizzini’. Poi l’Istituto d’Arte mi ha dato una forma, i primi lavori avevano una forte influenza grafica, fino alla maturazione. Un’artista per crescere deve poi viaggiare, rinnovarsi, ascoltare, anticipare, frequentare il mondo dei creativi, i circoli culturali, le gallerie. Non è una via facile, ma serve determinazione”. Diciamo che poteva permetterselo “Nel senso che la mia famiglia mi ha dato i mezzi? Sì, certo ma questo non vuol dire niente, l’avrei fatto comunque. Partivo per conoscere altri artisti e galleristi senza sapere quanti mi avrebbero mandato a quel paese. Non ha idea di come e per quanto tempo mi abbiano snobbato. Ho avuto costanza, che è quella che non deve mai mancare. Poi è arrivata la svolta, tra il 1995 e il 1996, devo dire grazie a Rosanna Musumeci, la prima gallerista che ha investito su di me. Poi, naturalmente al mio guru, Demetrio Paparoni e a Francesco Rovella di Carta Bianca, il mio attuale agente”. Come è andata la storia? Paparoni è conosciuto per essere un osso duro “Demetrio era a Siracusa per assistere all’inaugurazione di una mostra di Martin Disler e io sono andato. Tutti lo temevano perché è un tipo stano, è molto difficile avvicinarlo, ma mi sono fatto venire un po’ di coraggio e gli ho chiesto di dare un’occhiata a un mio quadro. Era un 30×33, naturalmente mi rimproverò per non aver chiesto preventivamente un appuntamento, ma lo osservò a lungo. Fu un’occasione fortunata, è stato l’inizio vero della mia carriera. Da lì a breve mi diede l’opportunità di partecipare a una collettiva organizzata da Fabio Sargentini, gallerista d’avanguardia e direttore della storica galleria l’Attico di Roma”. Oggi ha una buona quotazione, si ritiene soddisfatto? “La prima vera quotazione arrivò da un’altra mostra importante che feci a Firenze, era la mia prima vera personale importante curata da Paparoni e grazie a Sergio Tossi. Il gallerista è un nome autorevole, vendeva già i grandi nomi americani come Russel Scarpulla. Oggi le mie opere sono vendute bene. Nell’arte è tutta una questione di tempo”. La critica d’arte Beatrice Buscaroli definisce la sua pittura “un’ascesi silenziosissima”. Che vuol dire? “Credo che si riferisca al mio rigore, all’esigenza personalissima di chiudermi nel mio studio per buttarmi sulle tele. Una necessità fortissima di ‘silenzio e pittura’, di bellezza. Sono un esteta estremo, cerco la bellezza in tutte le sue forme, a volte mi chiedono se il valore estetico non sia diventato per me una forma di ossessione. Io credo che più di ossessione si debba parlare di ‘urgenza’, un’opera d’arte del resto dev’essere forte, moderna, riconoscibile anche per i suoi tratti estetici”. Per chiudere con la Bellezza. Lei non dipinge la Sicilia, ma qual è la cosa più bella che trova nella sua Isola? “Direi la luce, secondo me non esiste altro posto al mondo che abbia l’intensità e i riflessi di cui noi godiamo ogni giorno. È energia pura, è contrasto. E’vita”.

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