ottobre 2012 –

i quaderni de l'ora evento di presentazione
i quaderni de l’ora evento di presentazione

Ufficialmente tutto è iniziato nel 2008, ma nessuno ne parla. I lavori per la costruzione del sistema MUOS, un’enorme ricetrasmittente, la più grande stazione di telecomunicazione militare del Mediterraneo, pericolosissima per la salute degli abitanti delle zone circostanti, hanno avuto finora l’ok da parte di tutte le istituzioni (Stato, Regione e Provincia). La questione, ma pochi lo sanno, consiste nella messa in funzione di un sistema sofisticatissimo che emetterà radiazioni elettromagnetiche per permettere le comunicazioni segrete tra le forze armate americane dislocate tra la nostra area atlantica e il nord Africa in punti sottomarini, a mare e a terra e che sorgerebbe a soli 2 km da Niscemi, a stretto contatto con il centro abitato.
Le proteste da parte dei cittadini sono esplose un anno e mezzo fa, quando l’attuale presidente della Regione Raffaele Lombardo annunciò la sua propensione a far andare avanti il progetto. Con una comunicazione dell’ex assessore regionale Rossana Interlandi, fece sapere che era disposto a incontrare i cittadini per spiegare il suo sì agli americani. Neanche un mese fa in un intervento in consiglio comunale Lombardo ha spiegato, confortato dai suoi “esperti”, la posizione del governo regionale; con lui, il direttore dell’Arpa Sergio Marino e diversi docenti dell’Università di Palermo. «Vorremmo tranquillizzare i cittadini sulla presenza dell’antenna statunitense» ha spiegato Lombardo, «perché da come espresso dai tecnici in materia, fa meno male rispetto alle 47 antenne che insistono già nel territorio. Potremmo, inoltre, chiedere che vengano fatti degli interventi all’interno del territorio. Ad esempio l’istituzione di Zone franche urbane, una struttura ecocompatibile all’interno della riserva e controllata da guardie a cavallo, nonché un’informatizzazione più accentuata e l’impianto di un sistema di monitoraggio
in grado di visualizzare il superamento della soglia consentita». Da questo incontro i cittadini ne sono usciti più che allarmati; il primo cittadino Giuseppe Di Martino, di area PD, ha risposto esponendo, in forma permanente, uno striscione di protesta dal balcone del Municipio che recita «No al MUOS, senza spiegazioni la nostra posizione rimane invariata». Ma di che cosa si tratta? Attualmente all’interno della Riserva naturale orientata “Sughereta” di Niscemi sono installate una quarantina di antenne di trasmissione Hf (alta frequenza) e una Lf (bassa frequenza). Quest’ultimo impianto trasmette su una frequenza di 39,9-45,5 kHz, contribuendo anche alle comunicazioni supersegrete dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti e alleati NATO. Tale sito, a diretto e funzionale servizio della US Naval Station di Sigonella, venne realizzato nel territorio comunale di
Niscemi in prossimità di un’area boschiva, ora protetta, fin dalla costituzione della stessa stazione di Sigonella, avvenuta alla fine degli anni Cinquanta. L’“orecchio di Sigonella” (così viene chiamata la nuova ricetrasmittente, ndr) viene progettato nel 2006 a seguito della chiusura della stazione di Keflavin, in Islanda, e prevede la costruzione di un radar americano “Mobile user objective system” (MUOS), che per la potenza di emissioni elettromagnetiche farebbe saltare in aria qualsiasi persona di buon senso. Esso, secondo le indagini recenti degliambientalisti e delle associazioni dei cittadini, metterebbe a rischio la salute di migliaia di persone a causa del raggio potentissimo proveniente da antenne paraboliche direzionali che collegheranno altre
tre stazioni dello stesso tipo, installate in zone desertiche dell’Australia, Virginia (USA) e Hawaii. La quarta stazione che è, appunto, quella siciliana, a differenza delle altre verrà installata in una zona abitata. «Oggi il livello delle emissioni dovute alle antenne esistenti » dice il sindaco Di Martino, «è pari in media a 5-6 volt/m, cioè quasi al limite della soglia consentita. Mi chiedo perché nessuno, prima di questa amministrazione, ha mai chiesto di fare delle verifiche per le antenne già presenti. Noi chiederemo il risarcimento per le antenne che da più di vent’anni insistono su questo territorio e comunque lotteremo fin quando il progetto non sarà abbandonato».
Le risposte di La Russa
Non molto tempo fa l’attuale ministro della Difesa Ignazio La Russa, rispondendo a un’interrogazione parlamentare del Partito democratico, ha smentito tutte le ipotesi di rischio ambientale sollevate da vari gruppi di attivisti niscemesi che si battono per tale causa. «Avuto riguardo sull’eventuale pericolosità del progetto in discussione», rispose il ministro, «in applicazione delle procedure bilaterali vigenti in materia di progetti finanziati con fondi statunitensi in Italia, nel 2006, gli USA avevano presentato il progetto per l’approvazione della Difesa, corredato di una relazione illustrativa e di uno specifico studio di impatto ambientale elettromagnetico, sul quale si erano espressi favorevolmente tutti i competenti organi dell’amministrazione della Difesa e dal quale, testualmente, si evince che il rischio dell’esposizione del personale […] è minimo e improbabile». In parole povere, al di là di tutte le indagini del caso, dire di no all’attuazione del progetto significherebbe perdere un’ingente quantità di fondi messi a disposizione dagli americani. Anche il sindaco, poi, è finito sotto accusa: secondo molti, infatti, si ostinerebbe a non prendere una posizione decisiva, forte, e definitiva, in nome della cittadinanza. Posizione, anzi, non-posizione, che consegnerebbe Niscemi nelle mani delle lobbies statunitensi che vogliono montare questo dispositivo, in una riserva naturale nella quale gli stessi abitanti non possono nemmeno tirare su un muretto di 30 centimetri. Gli americani, invece, potrebbero usare la riserva liberamente deturpando come e quanto vogliono il paesaggio circostante. Provando a ricostruire la vicenda, a sollevare ufficialmente la questione, già nel 2008, erano stati due parlamentari, Severino Galante, di Rifondazione Comunista, e Mauro Bulgarelli, dei Verdi che, rivolgendosi al governo a quel tempo guidato da Romano Prodi, fecero notare che sia il Presidente del Consiglio sia il ministro della Difesa Arturo Parisi «omisero d’informare il Parlamento sull’accordo sottoscritto con Washington per ospitare in Italia il nuovo sistema per le guerre stellari, mentre l’Australia, altro paese straniero sede di una delle quattro stazioni terrestri previste, aveva reso subito pubblico i contenuti del programma militare». È noto, però, che il 19 febbraio 2009, in occasione della visita all’impianto di contrada Ulmo del direttore del Muos della Marina Usa, Wayne Curls, vennero avviate le prime opere di perimetrazione e movimentazione terra per predisporre le piattaforme per le antenne e le torri radio del sistema di comunicazione satellitare. Nel contempo il Comando di Sigonella affidò a un consorzio d’imprese costituito ad hoc (“Team Niscemi MUOS”) i lavori di realizzazione del nuovo impianto militare. La preoccupazione, visto il totale riserbo di tutti nella conduzione dell’operazione, è stata da subito la questione ambientale, pare infatti che sia dimostrato che le microonde emesse dai radar sarebbero altamente dannose e metterebbero a rischio di gravi malformazioni e tumori l’intera cittadinanza.
I rischi di cancro alla tiroide
Naturalmente la certezza si avrà solo con il corso degli anni, dieci vent’anni, e la nuova generazione di niscemesi potrebbe non essere più la stessa. Ma è solo un sussurro, detto a bassa voce, perché la scienza non dà la certezza che i malati di tumore saranno figli di queste radiazioni. La scienza, in questi casi, ci dice che ci ammaliamo ma non spiega esattamente perché. Di certo, secondo gli studi dominanti, sappiamo che in Italia, specie nelle zone a rischio, il cancro della tiroide da “esposizione a radiazioni”, contratto sotto i 45 anni, è il secondo tumore più comune tra le donne e il quinto tra gli uomini, lo seguono la leucemia e il carcinoma papillare. A nostra conoscenza è uno studio effettuato dagli stessi americani intitolato “Gli effetti associati all’esposizione umana nella Waianae Coast ai campi di radiofrequenza” dell’installazione militare Lf (bassa frequenza) di Wahiana, realizzata nel 1999 dagli oncologi statunitensi Maskarinec, Cooper e Swygert per conto del Dipartimento alla Salute dello Stato delle Hawaii. La base militare di Wahiana è di proprietà della Marina USA e può essere considerata la gemella della stazione di Niscemi. Ebbene, lo studio effettuato sulla popolazione infantile della Waianae Coast ha evidenziato ben dodici casi di leucemia nel periodo 1979-1990 e i rischi di esposizione sono stati definiti altissimi per i bambini residenti in un raggio di 2,8 miglia intorno ai trasmettitori. Ad onor del vero, qualche anno fa Giuseppe Sorbello, assessore regionale al Territorio e Ambiente nel governo Cuffaro, sollecitò il Consiglio siciliano per la protezione del patrimonio naturale (CRPPN) a fornire «chiarimenti e un supplemento di istruttoria in relazione al progetto MUOS, per l’installazione di un sistema di comunicazione da allocare nella riserva naturale di Niscemi, data la possibilità diproblematiche legate all’elettromagnetismo». Dal canto suo il Comune di Niscemi, se in un primo momento aveva “maldestramente” dato parere favorevole nella «valutazione di incidente ambientale» di cui è competente, successivamente, su input del sindaco Di Martino, ha revocato il precedente parere. Il nulla osta era arrivato anche dalla Sovrintendenza ai Beni culturali di Caltanissetta, dall’ente gestore della Riserva, dall’Ente Foreste demaniali e dal Dipartimento regionale Territorio e Ambiente. «Nel caso di interesse nazionale, però,» fa notare il primo cittadino di Niscemi, «la normativa prevede che la nostra valutazione [quella comunale, ndr] potrebbe essere superata» e dunque, nonostante lo studio commissionato all’Università di Palermo nel 2009 che dimostra la pericolosità della stazione, tutto potrebbe procedere ugualmente senza intoppi. Purtroppo, infatti, la possibilità di costruire e di intervenire in materia di difesa spetta al governo italiano per gli accordi bilaterali». I consiglieri comunali del Partito democratico di Niscemi hanno denunciato che l’Assessorato Territorio ed Ambiente della Regione siciliana era a conoscenza del progetto d’installazione del MUOS nella base dell’US Navy di Niscemi sin dal 24 gennaio 2007. «Non è stata adottata alcuna misura preventiva di monitoraggio nella zona interessata da emissioni elettromagnetiche per le antenne già esistenti nella base della marina militare statunitense». Il “Comitato per la verità e la giustizia sociale-Uniti per Niscemi”, di cui uno dei promotori è Giovanni Panebianco, ha chiesto di conoscere i «nomi e cognomi di coloro che hanno rilasciato l’autorizzazione all’inizio dei lavori del sistema MUOS, che avrà antenne paraboliche direzionali di dimensioni imponenti e potenze di milioni di watt». Tutti convergono sulla richiesta di bloccare i lavori e di verificare se una valutazione dei rischi elettromagnetici emessi dalle nuove stazioni a microonde sia mai stata fatta dall’US Navy per Sigonella, scalo aeroportuale interessato quotidianamente dal movimento di quantità rilevantissime di armi e carburante. La Riserva naturale “La Sughereta”, dove le forze militari americane stanno predisponendo la costruzione della ricetrasmittente, fu istituita nel luglio 1997 e rappresenta, assieme al Bosco di Santo Pietro (Caltagirone), il residuo di quella che un tempo era la più grande sughereta della Sicilia centro-meridionale. La riserva si estende per quasi 3.000 ettari e ospita una fauna diversificata che annovera gatti selvatici, volpi, ghiri e picchi rossi. Se è vero che il governo Prodi ha concluso la sua legislatura senza dare risposte adeguate alle sollecitazioni degli ambientalisti e dei deputati autori delle interrogazioni, molto più grave risulta l’atteggiamento del governo Lombardo e della sua fedelissima Rossana Interlandi, niscemese e per anni al Territorio e Ambiente, che ha assecondato l’iter di realizzazione dell’opera ignorando che «le esposizioni a lungo termine di campi elettromagnetici ad altissima frequenza – dicono gli ambientalisti –, anche se non eccessive ma prolungate nel tempo, possono procurare l’insorgenza di leucemie e tumori degli organi riproduttivi», e che se tale radar non è stato pensato per Sigonella è «perché avrebbe il potere di avviare la detonazione degli ordigni presenti nella grande stazione aeronavale », come accertato nel 2006 da uno studio delle società statunitensi Agi – Analytical Graphics, Inc. e Maxim Systems. Se, dunque, la questione resta tutta aperta e appare sempre più avvolta dal mistero, certo è che la stazione di Niscemi resta, anche in assenza del “nuovo” radar, un sito sconosciuto alla maggioranza dei siciliani e mai studiato approfonditamente per qualità e quantità di scorie prodotte e per genere di attività svolte. Ci chiediamo, infatti: ma cosa fanno gli americani a casa nostra e a nostra insaputa?

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