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elena giordano

La cosa più importante è continuare a raccontare quello che vedo (cit.Anna Politkovskaja)

Mese

settembre 2015

FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA Unione Nazionale Cronisti Italiani esprime solidarietà ai colleghi e alle maestranze

CASO ANTENNA SICILIA, CRONISTI AUSPICANO NUOVO INCONTRO TRA EDITORE E SINDACATO PER INDIVIDUARE UNO SBOCCO POSITIVO
La chiusura della prima emittente privata siciliana, Antenna Sicilia, da parte del gruppo editoriale che fa capo a Mario Ciancio preoccupa non solo perchè si è deciso improvvisamente di spegnere una storica voce dell’informazione regionale, autorevole e diffusa, cancellando 16 posti di lavoro tra giornalisti e poligrafici, ma perchè la rigidità del rifiuto dell’editore nell’accettare soluzioni alternative rischia di porre pesanti interrogativi sul futuro di altre realtà del gruppo, a cominciare dal quotidiano La Sicilia, già gravato dall’ipoteca del rinvio a giudizio di Ciancio per il reato di concorso in associazione mafiosa.

Nell’esprimere ai colleghi la massima solidarietà e vicinanza, il Gruppo siciliano dell’Unci auspica un nuovo incontro tra editore e sindacato dei giornalisti per individuare tutte le strade percorribili per salvare l’emittente attraverso un nuovo modello di gestione aziendale adeguato al mercato, nella trasparenza dei ruoli e nella distinzione delle responsabilità manageriali

Unci: i cronisti siciliani domani ricordano De Mauro

Palermo, 15 settembre 2015

Domani la commemorazione in viale delle Magnolie a Palermo

I CRONISTI RICORDANO DI MAURO DE MAURO

A 45 anni dalla scomparsa, i cronisti siciliani ricorderanno il giornalista Mauro De Mauro, sequestrato da un commando mafioso alla fine dell’estate del 1970 davanti al portone di casa nella zona residenziale di Palermo. La commemorazione si svolgerà domani, mercoledì 16 settembre, alle 9,30 in viale delle Magnolie 58.

La lapide sul luogo in cui De Mauro fu sequestrato dai mafiosi è stata collocata dal Comune lo scorso 20 dicembre. L’Amministrazione comunale ha accolto la proposta avanzata da Gruppo siciliano dell’Unione cronisti.

Alla cerimonia saranno presenti in viale delle Magnolie, i rappresentanti dell’Unci, dell’Odg, dell’Assostampa, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando,  oltre ai familiari di De Mauro.

Mauro De Mauro, nato a Foggia nel 1921, sposato e padre di due figlie, era cronista de L’Ora quando fu sequestrato. Per il quotidiano del pomeriggio aveva seguito alcune tra le più scottanti inchieste del tempo (tra gli inizi degli anni ’60 e l’estate del 1970). Prima della scomparsa stava collaborando con il regista Francesco Rosi che era impegnato nella ricostruzione della morte del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, rimasto ucciso nell’incidente aereo di Bascapè (Pavia) nel 1962.

Giustizia Catania: Marisa Scavo nuovo Procuratore Aggiunto

http://www.sudpress.it/catania-marisa-scavo-e-il-nuovo-procuratore-aggiunto-della-repubblica/

Non posso non pubblicare questa notizia. Così com’è, senza nessuna aggiunta. Mentre a Palermo indagano una delle più importanti figure della magistratura, responsabile della gestione dei beni confiscati alla Mafia, Silvana Saguto, e con lei altre dieci persone tra avvocati e magistrati, al palazzo di giustizia di Catania arriva una bella notizia. Marisa Scavo, da oggi Procuratore Aggiunto, ha finalmente avuto ciò che le spettava. La Scavo è uno dei migliori magistrati che il nostro Paese può vantare. Una donna che ha dedicato tutta la sua vita alla giustizia e alla legalità, ma anche alla sua famiglia, ai suoi valori, ai suoi amici. Per tutti noi, catanesi e non, oggi è un bel giorno.

Elena Giordano

Michelangelo Patanè, il Procuratore volante @ILSmagazine

Michelangelo Patanè Procuratore Capo Catania
Michelangelo Patanè
Procuratore Capo Catania

di Elena Giordano

Nella sua vita “principale” Michelangelo Patanè è un uomo con i piedi per terra. E quella terra, la sua, è la Procura di Catania, di cui conosce ogni centimetro quadrato, ogni angolo, non solo letteralmente. Per gli anni e il ruolo ricoperto prima come pm dal 1984, di quegli uffici inquirenti ne è la memoria storica, il “custode”, il mediatore, il padre nobile che aggrega e controlla. Non è un caso, infatti, che ancora una volta, era già successo ai tempi di D’Agata, ne eredita il comando, resta il reggente, fa da caronte tra chi resta e chi se ne va (in questo caso è di pochi giorni fa la partenza di Giovanni Salvi) perché pur non essendo il più anziano, ha l’abilità e l’esperienza di garantirne la continuità e l’equilibrio. Continue reading “Michelangelo Patanè, il Procuratore volante @ILSmagazine”

UNCI, VERTENZA ANTENNA SICILIA CATANIA, SOLIDARIETA’ UNCI

FEDERAZIONE NAZIONALE DELLA STAMPA ITALIANA
Unione Nazionale Cronisti Italiani

Gruppo siciliano
Palermo, 9 settembre 2015

“Il venir meno di un’autorevole voce come quella di Antenna Sicilia è un pericolo da scongiurare in ogni modo, dando piena attuazione a quegli strumenti normativi e sindacali che, oltre a tutelare i livelli occupazionali della storica redazione siciliana, garantirebbero all’utenza un completo godimento del diritto d’informazione”. Così il presidente dell’Unci Sicilia, Andrea Tuttoilmondo, a commento del difficile momento attraversato dall’emittente Antenna Sicilia, per la quale oggi scade la prima fase dell’iter di mobilità che prevede il licenziamento di 16 giornalisti su 23, e potrebbe portare ben presto, dopo 36 anni, all’interruzione del servizio.

“I cronisti e le maestranze di Antenna Sicilia – ha concluso Tuttoilmondo – rappresentano un patrimonio dal valore inestimabile al quale il mondo dell’informazione regionale, soprattutto in questa fase di crisi, non può rinunciare. A loro va la piena solidarietà dell’Unci Sicilia”.

Le discariche della discordia: il blitz di Mazzarrà S.Andrea e i controlli in Sicilia @GrandangoloAg

di Elena Giordano

http://www.grandangoloagrigento.it/le-discariche-della-discordia-il-blitz-di-mazzarra-s-andrea-e-i-controlli-in-sicilia/

MESSINA – Il sindaco di Mazzarà Sant’Andrea, Salvatore Bucolo, è stato arrestato stamattina dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta ‘Riciclo’ sulla discarica del paese. Con lui, sono finiti dietro le sbarre anche tre ex amministratori di Tirreno Ambiente responsabile dell’impianto, l’ex senatore di Fi Lorenzo Piccioni, Giuseppino Innocenti e Giuseppe Antonioli.

I controlli sulle discariche siciliane hanno dato il via a più filoni investigativi e sono partiti già all’inizio del 2014, quando si cominciano ad analizzare le attività degli impianti dell’isola verso varie direzioni. Da una parte, su volontà del governo regionale, viene istituita una Commissione di controllo per la regolarità delle autorizzazioni concesse a tutte le discariche private, da un’altra, con il lavoro delle Fiamme Gialle, si avvia una verifica sulle regolarità amministrative. Quella di stamani, che si concentra sulle irregolarità nella determinazione tariffe di mitigazione ambientale, segue i provvedimenti di seguestro delle discariche Oikos, di Catania e, appunto, di Mazzarrà S.Andrea che invece hanno evidenziato “anomalie” nelle autorizzazioni. Continue reading “Le discariche della discordia: il blitz di Mazzarrà S.Andrea e i controlli in Sicilia @GrandangoloAg”

Catania muta, di Elena Giordano

Ho appena lasciato la Sicilia. Forse per sempre. E da dove mi trovo non posso fare a meno di pensare a Catania, la mia città. Non la penso bene, sento tutto il dolore del distacco, ma non la sento bene. Ed è per questo che ripropongo una nota che ho scritto, di getto, nell’ormai lontano 2009. L’ho riletta e mi ha sorpresa, tante cose sono cambiate nella mia vita, forse è cambiata la vita stessa, ma ahimè, per la mia città non è cambiato nulla. Niente, o quasi niente.

 

scritta il 16 marzo 2009 alle ore 11:02.

“Ieri sera non ho avuto nessuna emozione. Nessun fremito e questo mi ha stupito. Ho pensato che l’età porta ad attenuare i sussulti dell’anima, sarà, mi sono detta, anche per me il tempo passa e non ho più gli entusiasmi dei ragazzini. Non mi era mai successo, mai nella mia storia personale mi era capitato di rimanere muta. Anche con me stessa. Mi sono chiesta più volte durante la notte qual’era l’effetto di vedere Catania in quello stato, ieri su Rai tre, e stamani, solo stamani, credo di essermi data una risposta. Non mi interessa più. Non mi entusiasma e non mi esaltano più le solite storie dei buoni e i cattivi, questi ammirabili tentativi di presa di coscienza messi sul piatto da persone troppo fuori dal nostro contesto, troppo lontani da noi. Per cultura, mentalità, back gruond professionale. Ringrazio, ma non servono. Le storie dette e ripetute inutilmente che raccontano di una comunità alla deriva sono soltanto fini a se stesse. Lo dimostra il fatto che da dieci anni accadono, periodicamente vengono denunciate, ma continuano a proliferare senza fine. E allora mi sono rassegnata? Da cosa dipende questo stato delle cose? Il problema, quello vero, è che credo che per uscire da questo empasse che ci trascina inesorabilmente in basso, verso il fondo della bottiglia, dovremmo trovare la forza di fare appello alla coscienza, avere l’umiltà di mettere insieme le forze, senza guardare il bianco o il nero, i buoni o i cattivi, senza ideologismi. Che in politica è sempre una valida moda. Accettare senza se e senza ma che nessuno di noi, nessuno, è esente da reponsabilità. E che non serve, a noi, ai nostri figli, alla nostra comunità e al nostro futuro, sedersi comodamente in un divano ( come molti hanno fatto ieri) e commentare gli sfaceli fatti da altri. Sono gli altri, certo, sempre loro che rubano, depredano, permettono gli scempi. Ma noi tutti non siamo meno responsabili se restiamo in silenzio, se non alziamo il dito, anzi se non puntiamo il dito. Con nomi , cognomi, fatti. Ognuno di noi li sa, li conosce, e dunque è responsabile allo stesso modo. Dove sono stamattina quelli che ieri erano sul divano? Mi aspetterei che fossero in Procura, con le carte in mano e ognuno con le sue storie. E’ quanto di più ragionevole si possa pensare senza essere additati come sporchi comunisti o violenti fasciti. E’ semplicemente una logica deduzione. Purtoppo non è così, i magistrati non hanno nessuno davanti alla porta, i buoni sono di nuovo al lavoro a coltivarsi il proprio orticello e magari a compiacersi di non essere stati menzionati dalla collega di Report. E i cattivi se la ridono. Tanto, nessuno avrebbe il coraggio…Non è mafia questa signori miei. La Mafia ( che fa orrore) ha inculcato ai siciliani una sola cosa, la cultura dell’Onore. E noi non ne abbiamo. E siccome, questa è la frittata. Io resto muta. Con me stessa soprattutto.

Memoria corta

Estate 1988. Vacanze con gli amici all’est. Prima della caduta del muro. Vacanze in due repubbliche socialcomuniste come l’Ungheria e la Cecoslovacchia, abbastanza avanzate, ma povere per gli standard occidentali dell’epoca. A scrivere questo articolo mi sento vecchio,  visto che si tratta di un viaggio di 27 anni fa. Vacanze in auto. Una lancia delta del 1980 bianca ed una citroen bx 11 del 1987 rosso Ferrari. Facevamo un figurone con due auto da studenti squattrinati a giro per l’Europa. Ai cittadini dell’est sembravamo ricchissimi. Abbiamo visitato non solo Praga e Budapest, ma anche i paesini di passaggio sconosciuti ai più. Senza saperlo eravamo vicini alla fine di quel sistema politico che sarebbe crollato poco più di anno dopo. Già allora se avessero potuto… molti cittadini dell’est sarebbero venuti con noi in occidente. Ed infatti poi dopo la caduta del muro li abbiamo accolti.Accolti. Ripeto il concetto. Oggi vedo e leggo che alcuni paesi dell’Est tra cui l’Ungheria, la Rep. Ceca e la Slovacchia, sono i più rigidi nell’accoglienza. Sinceramente questa cosa mi fa arrabbiare molto. L’Europa le ha accolti a suo tempo a braccia aperte ed oggi loro sono i più restii ad aiutare altri in difficoltà. Mi dispiace ma penso che tali paesi, se non cambieranno posizione, non possono rimanere nell’Unione Europea. La mancanza di solidarietà tra gli stati membri nel ripartirsi i numerosi profughi non è tollerabile, e l’aver visto di persona ventisette anni fa la vs condizione, mi fa essere meno tenero con voi oggi.

di Salvatore Calleri

L’EUROPA DEI MURI di Salvatore Calleri

Sono passati pochi mesi dal venticinquennale della caduta del muro di Berlino. Muro costruito nel 1961. Un simbolo per l’Europa. Tra l’altro pochi lo ricordano, ma la Unione Europea come la conosciamo oggi nasce dopo la caduta del muro di Berlino. Prima della UE c’era la CEE. Con Maastricht nel 1992 ed il trattato di Lisbona del 2009 si arriverà alla moderna UE. Quindi la moderna UE tanto attenta ai parametri economici, nasce da un punto di vista culturale libera dai muri. La Germania unita sostituisce la Germania Ovest di Bonn. Nel 2004 l’UE si allarga all’Ungheria. Nel 2007 alla Bulgaria. Prendo queste due nazioni non a caso. Perchè hanno costruito un muro sul proprio confine. Perchè molti europei queste due nazioni non le volevano proprio nella UE. Ma poi sono entrate lo stesso. Non le volevano per la paura di essere “invasi” senza controllo. Ebbene i loro muri, che non sono gli unici, anche Spagna e Grecia hanno qualcosa di simile, stridono. Sono muri che hanno preso il posto virtualmente e praticamente degli altri muri che esistevano ai tempi della cortina di ferro per evitare che i cittadini dell’est fuggissero in Jugoslavia dall’Ungheria ed in Turchia dalla Bulgaria. Fuggissero verso una libertà maggiore. Da cittadino europeo attento ai valori, al manifesto di Ventotene, rimango un tantino sbigottito dai nuovi muri. Sbigottito culturalmente. Sia chiaro che non sono un cosiddetto “buonista” e che non voglio in questo articolo mettere in discussione la difesa dei confini nazionali dei singoli stati. Sia chiaro però un concetto: l’Unione Europea non è nata per costruire muri. È nata abbattendo un muro, quello di Berlino. Ebbene oggi vorrei un Europa più attenta a questo concetto per cui ne va della propria anima fondante e meno attenta al rigore economico. Non mi vorrei trovare nella situazione paradossale in cui per la incapacità che oggi abbiamo di costruire una Europa solidale si debba arrivare a rimpiangere la caduta di un muro e soprattutto la nascita di una Germania unita che gli accordi di Jalta non prevedevano. Una Germania che con i parametri rigidi  di oggi non avrebbe avuto la forza di unirsi e che l’Europa dei diritti ha a suo tempo aiutato.
Per questo io dico che l’UE deve essere attenta ai valori, arrivando anche a richiamare i Paesi membri che sbagliano. Non si può vivere di solo “euro”.

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