Ho appena lasciato la Sicilia. Forse per sempre. E da dove mi trovo non posso fare a meno di pensare a Catania, la mia città. Non la penso bene, sento tutto il dolore del distacco, ma non la sento bene. Ed è per questo che ripropongo una nota che ho scritto, di getto, nell’ormai lontano 2009. L’ho riletta e mi ha sorpresa, tante cose sono cambiate nella mia vita, forse è cambiata la vita stessa, ma ahimè, per la mia città non è cambiato nulla. Niente, o quasi niente.

 

scritta il 16 marzo 2009 alle ore 11:02.

“Ieri sera non ho avuto nessuna emozione. Nessun fremito e questo mi ha stupito. Ho pensato che l’età porta ad attenuare i sussulti dell’anima, sarà, mi sono detta, anche per me il tempo passa e non ho più gli entusiasmi dei ragazzini. Non mi era mai successo, mai nella mia storia personale mi era capitato di rimanere muta. Anche con me stessa. Mi sono chiesta più volte durante la notte qual’era l’effetto di vedere Catania in quello stato, ieri su Rai tre, e stamani, solo stamani, credo di essermi data una risposta. Non mi interessa più. Non mi entusiasma e non mi esaltano più le solite storie dei buoni e i cattivi, questi ammirabili tentativi di presa di coscienza messi sul piatto da persone troppo fuori dal nostro contesto, troppo lontani da noi. Per cultura, mentalità, back gruond professionale. Ringrazio, ma non servono. Le storie dette e ripetute inutilmente che raccontano di una comunità alla deriva sono soltanto fini a se stesse. Lo dimostra il fatto che da dieci anni accadono, periodicamente vengono denunciate, ma continuano a proliferare senza fine. E allora mi sono rassegnata? Da cosa dipende questo stato delle cose? Il problema, quello vero, è che credo che per uscire da questo empasse che ci trascina inesorabilmente in basso, verso il fondo della bottiglia, dovremmo trovare la forza di fare appello alla coscienza, avere l’umiltà di mettere insieme le forze, senza guardare il bianco o il nero, i buoni o i cattivi, senza ideologismi. Che in politica è sempre una valida moda. Accettare senza se e senza ma che nessuno di noi, nessuno, è esente da reponsabilità. E che non serve, a noi, ai nostri figli, alla nostra comunità e al nostro futuro, sedersi comodamente in un divano ( come molti hanno fatto ieri) e commentare gli sfaceli fatti da altri. Sono gli altri, certo, sempre loro che rubano, depredano, permettono gli scempi. Ma noi tutti non siamo meno responsabili se restiamo in silenzio, se non alziamo il dito, anzi se non puntiamo il dito. Con nomi , cognomi, fatti. Ognuno di noi li sa, li conosce, e dunque è responsabile allo stesso modo. Dove sono stamattina quelli che ieri erano sul divano? Mi aspetterei che fossero in Procura, con le carte in mano e ognuno con le sue storie. E’ quanto di più ragionevole si possa pensare senza essere additati come sporchi comunisti o violenti fasciti. E’ semplicemente una logica deduzione. Purtoppo non è così, i magistrati non hanno nessuno davanti alla porta, i buoni sono di nuovo al lavoro a coltivarsi il proprio orticello e magari a compiacersi di non essere stati menzionati dalla collega di Report. E i cattivi se la ridono. Tanto, nessuno avrebbe il coraggio…Non è mafia questa signori miei. La Mafia ( che fa orrore) ha inculcato ai siciliani una sola cosa, la cultura dell’Onore. E noi non ne abbiamo. E siccome, questa è la frittata. Io resto muta. Con me stessa soprattutto.

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