Michelangelo Patanè Procuratore Capo Catania
Michelangelo Patanè
Procuratore Capo Catania

di Elena Giordano

Nella sua vita “principale” Michelangelo Patanè è un uomo con i piedi per terra. E quella terra, la sua, è la Procura di Catania, di cui conosce ogni centimetro quadrato, ogni angolo, non solo letteralmente. Per gli anni e il ruolo ricoperto prima come pm dal 1984, di quegli uffici inquirenti ne è la memoria storica, il “custode”, il mediatore, il padre nobile che aggrega e controlla. Non è un caso, infatti, che ancora una volta, era già successo ai tempi di D’Agata, ne eredita il comando, resta il reggente, fa da caronte tra chi resta e chi se ne va (in questo caso è di pochi giorni fa la partenza di Giovanni Salvi) perché pur non essendo il più anziano, ha l’abilità e l’esperienza di garantirne la continuità e l’equilibrio.

Dott. Patanè eccoci ancora qui, lei oggi resta di nuovo al comando di una delle Procure più importanti d’Italia, ma questa volta si ritrova con un bel pentolone di patate bollenti.

“Più che patate bollenti, alle quali siamo ben abituati, direi di un calderone di cose diverse. E’ vero che i nostri uffici nell’ultimo periodo hanno lavorato su fronti diversi, fronti inusuali per questa città, abbiamo aperto “files” inaspettati. Porteremo avanti il lavoro fatto finora speditamente come sempre. Non ci sarà alcun attendismo, né sotto il profilo investigativo né per quanto riguarda l’organizzazione degli uffici, le persone si attendono giustizia.

Cosa intende per fronti diversi?

“Dico solo che a Catania abbiamo lavorato un ventennio per sradicare la Mafia nel senso tradizionale del termine, abbiamo colpito (e affondato, ndr) quasi tutta la cupola del distretto. Abbiamo svolto indagini e portato a processo con successo gli uomini più importanti di Cosa Nostra. Oggi siamo a un punto in cui l’attenzione della Procura, che non si abbassa certamente verso le “famiglie” in senso stretto, va anche verso vari fronti. Parlo dei reati contro la pubblica amministrazione o dei reati (gravi) di falso, di cui sono il responsabile. Coordino anche il gruppo per le misure di prevenzione personali e patrimoniali. Molti non sanno che oggi a Catania, attraverso il mezzo della confisca di beni e aziende, siamo arrivati al punto di controllare aziende che occupano oltre 700 dipendenti. Siamo, per numeri, praticamente la seconda azienda catanese.

Mi scusi, ma perché questi settori finora erano stati così poco colpiti?

“Perché nessuno sa che il punto debole di questo settore è che non riceviamo notizie “qualificate” di reato. In questo momento, ad esempio, abbiamo oltre 1100 denunce anonime,molte per illeciti nella pubblica amministrazione. Come facciamo a procedere? Questo è un settore per il quale non esistono (ancora) collaboratori di giustizia…

E quindi ci dobbiamo tenere i colletti bianchi che continuano a farsi gli affari propri?

“ No, certo che no. Come dimostra l’attività di questa Procura solo nell’ultimo anno abbiamo cominciato a scardinare posizioni che sembravano intoccabili.”

Lei è qui in Procura dal 2009, prima era in Procura generale ed è stato componente della Dda e giudice istruttore, si è occupato di chiedere (e ottenere,ndr) l’ergastolo per i mandanti dei tempi delle stragi. Parliamo di personaggi come Madonia, Giuffrè, Santapaola, Calò, Greco, Aglieri, Spera, Agate, Lucchese, Ganci. Nel lavoro svolto con Giovanni Salvi avete dovuto fronteggiare fenomeni del tutto nuovi come quelli del traffico dei migranti, delle bancarotte fraudolente, della pedofilia e delle violenze sui minori, della tutela ambientale.

“Quello dell’immigrazione è un fenomeno che colpisce Catania in misura enorme. Su cento quaranta mila migranti sbarcati in Italia, ben centomila sono passati da qui a richiedere lo status di rifugiati e questo è un lavoro lungo e faticoso. Per quanto riguarda il controllo e la prevenzione sulle attività imprenditoriali non siamo per nulla all’anno zero. Alle bancarotte per distrazione abbiamo spesso contestato l’aggravante della strumentalità mafiosa. E non creda che non facciamo costantemente controlli anche su quelli che apparentemente sembrano sani.

E che fate?

“Guardi ormai l’esperienza ci permette di annusare situazioni sospette attraverso vari indicatori, abbiamo metodi e strumenti per capire dove andare a controllare. Sono tante, oltre quello che fanno le prefetture, le cose che ci indicano quello che potrebbe non andare.”

L’anno è stato duro e scottante, ha ragione, ma scusi Lei ci andrà in vacanza?

“Sono già in vacanza! E come può notare sono qui. Oggi abbiamo reso pubblico la conclusione del lavoro per il caso “Nicole” la neonata morta in ambulanza qualche mese fa. Potevo non esserci?”

Non riesce a staccarsi vero? E’ questa la sua vera passione, ne ha anche altre?

“Mettiamola così, quando entro in questo palazzo li tengo ben saldi al pavimento, poi amo volare e andare per mare.”

Lei dunque i piedi non ce li ha solo per terra. Questa è una sorpresa.

“Fuori di qui coltivo le mie passioni “altre”. Ho la patente nautica, leggo libri di storia e volo. Ho il brevetto di pilota per gli ultraleggeri. Bello no?”

Dunque nomen-omen, il Procuratore di Catania, Michelangelo, le ali le ha davvero. Era destino?

“Preferisco riferire il mio nome a S.Michele Arcangelo, protettore della Polizia. Non mi attribuisca ali che non ho. Il volo per me è uno svago. E’ l’applicazione della legge e della giustizia che resta tutta la mia vita”.

Michelandelo Patanè Procuratore reggente Catania

Annunci