di Elena Giordano

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Assolti perché il fatto non sussiste. E’ questa la sentenza del giudice monocratico Laura Benanti che ha posto fine oggi alla vicenda giudiziaria che vedeva imputati per voto di scambio a fini elettorali l’ex Presidente della regione Raffaele Lombardo e suo figlio Toti, deputato regionale dell’Mpa. Assolti anche gli altri imputati Ernesto Privitera, Giuseppe Giuffrida e Angelo Marino. “Ho fede in Dio e in ciò che non ho fatto” aveva detto Lombardo senior pochi istanti dopo che il giudice si ritirasse in camera di consiglio. Poco prima del verdetto l’ex Governatore, per il quale i Pubblici Ministeri Rocco Liguori e Lina Trovato avevano chiesto un anno e due mesi di reclusione oltre che cinque d’interdizione dai pubblici uffici, aveva voluto rendere in aula dichiarazioni spontanee. “Signor Giudice crede davvero che io, potente uomo politico, con un apparato elettorale imponente, che vedeva anche mio fratello Angelo sostenere altri candidati alle stesse elezioni, avrei avuto bisogno di andare a trattare l’elezione di mio figlio con un consigliere di quartiere che fa il netturbino? Ma stiamo scherzando?” Un discorso, quello di Lombardo, durato oltre venti minuti, istanti in cui ha snocciolato, con il suo solito piglio provocatorio, gran parte delle intercettazioni telefoniche al centro dell’inchiesta sfociata poi nel processo e riguardanti le elezioni regionali dell’ottobre 2012 in cui Toti Lombardo, venne eletto deputato nella lista Mpa e di quelle Politiche i successive, nel 2013, durante le quali, invece, la lista Mpa con Raffaele Lombardo capolista, non superò la soglia di sbarramento. “E’vero, avete ragione – ha affermato Lombardo – è deplorevole questo sistema di ricerca del voto. Questo sistema dei consiglieri di quartiere che cambiano ogni minuto idea sui candidati da sostenere, ma stiamo parlando di netturbini, stiamo parlando di un ambiente in cui il grado culturale è basso, in cui i candidati di una lista fanno a gara tra di loro per garantirsi l’appoggio di amici di tutti i tipi. Questo però non vuol dire e non prova che ci sia uno stato uno scambio di alcun genere tra la mia persona e coloro che mi hanno appoggiato politicamente”. Durante l’udienza, il Pm Rocco Liguori aveva invece sostenuto invece che “nel corso delle numerose intercettazioni era evidente che Ernesto Privitera (il consigliere di circoscrizione catanese al centro dell’inchiesta, ndr) si vantava esplicitamente di aver favorito l’elezione del figlio del Lombardo facendo assumere il cognato e che, dal tenore delle conversazioni (“noi lo abbiamo messo su quella sedia ora deve rispettare i suoi impegni”) si evince chiaramente il tipo di scambio tra le parti”. La difesa, rappresentata dall’avvocato Salvo Pace, ha ribadito che “bisognava entrare nella psicologia del tipo di persone intercettate. Uomini senza alcun background intellettuale che parlano a ruota libera con una terminologia propria della cultura di provenienza”

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