salah-abdeslam-shot-captured-brusselsdi Elena Giordano

Facciamocene una ragione. Far trapelare la notizia che il terrorista Salah era disposto a collaborare è stato un errore enorme. E ne hanno colpa non solo gli inquirenti, ma anche e soprattutto i media di tutto il mondo che hanno commesso un’imprudenza. E’ questo quello che penso ripensando alla fatalissima successione dei tempi in cui si sono svolti gli ultimi drammatici fatti di Brussels. Lo sappiamo, è facile dare giudizi a posteriori, capiamo perfettamente l’umore del mondo in questi momenti e fin dal giorno dopo la strage di Parigi, ma non possiamo non ammettere che gli attacchi terroristici di ieri sono frutto, anche, di banalissimi errori di comunicazione e di fughe in avanti poco accorte del mondo dell’informazione globale. Ci sarebbe da riflettere sulla banalità dell’errore, chi fa questo mestiere non è uno scolaretto chiunque. E’ mai possibile che l’intelligence impegnata in queste difficilissime operazioni non sappia che su certe cose il silenzio è la migliore arma possibile? E’ mai possibile che nessuno abbia impedito una fuga di notizie che, anche per i più semplici osservatori ( così come lo sono io) avrebbe certamente portato a una fatale e brutale reazione dei terroristi? Chi poteva non prevedere che la cattura del terrorista Salah e la conseguente ossessiva caccia e diffusione della notizia, dei dettagli, delle ipotesi investigative, delle intenzioni delle forze dell’ordine, non avrebbero scatenato la paura, il desiderio di reazione, la rabbia delle cellule terroristiche ancora in giro in Europa? E’ chiaro che sia per noi che per chiunque è difficile credere che si sia trattato solo di un errore, non è possibile che nessuno degli uomini impegnati in queste operazioni militari antiterroristiche non sia addestrato alla riservatezza per la protezione di notizie sensibili. Impossibile. E allora la risposta quale potrebbe essere? Errore o cinico utilizzo dei media per far passare intenzionalmente messaggi? Certamente non lo sapremo mai, ma una cosa è certa: sia nella buona che nella cattiva fede i giornalisti e gli operatori dell’informazione ci sono caduti. E hanno dimostrato superficialità e colpevole leggerezza nel maneggiare temi scottanti, non si è avuto il senso della misura, la capacità di analisi e il dovere del sospetto. Siamo stati scarsi, tutti, diciamocelo.

 

 

Annunci