di Elena Giordano – luglio 2016

Nello Correale

“C’era un tempo in cui il ghiaccio era prodotto solo dalla natura, conservato nelle grotte e trasportato dai carrettieri del freddo. Lunghe file di muli scendevano dai monti con in groppa grossi blocchi di neve che venivano trasportati a valle per il refrigerio della popolazione e le cave sotterranee nelle quali veniva ammassata la neve per produrre il ghiaccio , chiamate neviere, erano decine, tante quante le chiese consacrate alla Madonna delle Nevi” E’ un viaggio quasi sentimentale quello ripercorso nel nuovo film-documentario ( e ancora inedito) di Nello Correale, la pellicola cinematografica, che lascia parlare le immagini, candide e al tempo stesso struggenti racconta la storia delle neviere in Sicilia, storia ideata e prodotta con il principe Francesco Alliata poco prima della sua scomparsa.

“Raccontiamo una Sicilia inedita- spiega Correale – La terra del sole, del mare, del sale e del grano, che però ha anche prodotto il ghiaccio per tutto il Mediterraneo e ne ha mantenuto il monopolio del commercio per circa due secoli. Il film è un omaggio a Francesco Alliata, principe di Villafranca, “l’ultimo signore delle nevi” e di molti altri luoghi di quella Sicilia alla quale ha dedicato l’impegno di una lunga e avventurosa esistenza. Un viaggio nel “cuore freddo” dell’isola”.

Il Signore delle Nevi (prodotto da Tipota Movie Company in collaborazione con Panaria Film) è,

secondo il regista, “un film che punta a dare una nuova e più sistematica interpretazione antropologica alle fonti utilizzate per la ricostruzione dell’attività dei nevaioli siciliani”.

Correale, che in Sicilia dirige anche il festival del Cinema di Frontiera, a Marzamemi, e dedica tutto il suo tempo alla ricerca costante di pellicole che sappiano la raccontare fascino, storie e cultura del Mediterraneo, ricorda che la neve, per secoli “è stata un bene prezioso non solo in campo alimentare, ma soprattutto in quello medico, per l’azione benefica che la “cura del freddo” aveva specialmente nei casi di emorragia e febbre alta. L’uomo cercò di godere di questo privilegio anche durante i mesi torridi, utilizzando ciò che la natura metteva a disposizione. Nella raccolta e nella conservazione della neve furono coinvolte numerose persone, alimentando una fiorente attività commerciale che, negli anni Cinquanta, lasciò il passo allo sviluppo tecnologico” Oggi tutto ciò sembra quasi una favola. Sono rimasti solo i luoghi dove veniva ammassata la neve. “Eppure un tempo, durante le notti d’estate, lunghe file di muli scendevano dalle alte falde della “Montagna” con due grossi blocchi di neve con sulla groppa. Grazie all’uso dei carretti i blocchi venivano trasportati giù per il refrigerio della popolazione”.

 

 

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